E’ uno dei pochi che ha la possibilità di andare a trovare Michael Schumacher, impegnato ormai da sei anni in una cruenta battaglia per la propria vita. Jean Todt non perde occasione per stare vicino ad uno dei suoi più cari amici, rispettandone al tempo stesso la privacy come chiesto dalla famiglia del Kaiser.

Intervistato ai microfoni de ‘La Repubblica’, il presidente della Fia non si è sbilanciato: “non c’è nessuna notizia, salvo il fatto che Michael sta lottando per migliorare ogni giorno la situazione. Dobbiamo accompagnarlo in questa lotta, supportare sua moglie Corinna che è una signora fantastica e che si occupa di lui e dei figli. Dobbiamo aiutarli, rispettando al massimo i loro desideri. Ho letto cose incredibili sul suo ricovero e come al solito quelli che sanno non parlano, e quelli che non sanno parlano. Io faccio parte di quelli che sanno. Sono stupefatto che, quando è venuto a Parigi per un controllo in ospedale, della gente che dovrebbe privilegiare il segreto medico abbia parlato. Questo onestamente toglie tutta la fiducia, per me è indegno e spero che troveremo la fonte. C’è poco altro da dire. E’ ovvio che tutti intorno dobbiamo aiutarlo e augurarci che ci saranno, diciamo, dei miglioramenti continui“.

Sui Gran Premi visti con Schumacher, Todt ha ammesso: “ho detto la verità, vedo dei gran premi in tv con lui, spero che un giorno potremo andare insieme a un gran premio. Lo seguo come al solito, lui e la sua famiglia, come è sempre stato. Abbiamo un contatto quotidiano e stasera da Parigi andrò a Ginevra e lo vedrò. Lo sappiamo che ha avuto un incidente che ha lasciato delle tracce. E questa è una cosa privata. Non è che sia ingiusto volergli bene e voler sapere di lui, ma tocca alla famiglia decidere quello che vuole o non vuole dire: cerca di proteggerlo e difendere la propria vita privata come Michael ha sempre voluto. La nostra è una continuità di un suo desiderio: non parlava mai di sé, non faceva mai vedere le foto dei figli“.

Todt poi si è soffermato su Mick Schumacher, arrampicatosi fino alla Formula 2: “lo conosco da quando è bimbo, lo adoro, è intelligente, molto bene educato, ha un profilo basso. E’ il risultato del gran lavoro dei suoi genitori che hanno voluto sempre tenerlo fuori dalla visibilità. Ha scalato la piramide, dai kart alle formule minori. Lo dobbiamo lasciare lavorare in pace. Il cognome è una pressione in più? Forse, ma col casco e la visiera giù è come gli altri piloti: si dimentica di tutto“.
