La situazione non è per niente semplice, la Ferrari arranca e non riesce a tener testa alla Mercedes, riuscita a vincere le prime sei gare della stagione con cinque doppiette consecutive.

Il progetto rosso ha senza dubbio più di un problema, lacune consistenti che Mattia Binotto e i suoi ingegneri stanno cercando di risolvere, provando a raddrizzare una stagione partita malissimo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il team principal della Ferrari ha sottolineato: “da gennaio ci siamo riorganizzati. Non c’è più la famosa struttura orizzontale in senso classico. Abbiamo individuato 4 o 5 figure diventate i miei punti di riferimento nelle varie aree. Mi sono utili per filtrare le informazioni e pensare al futuro di cui parlavo: il 2021 è dietro l’angolo con nuovi regolamenti, auto che potrebbero essere radicalmente diverse e il budget cap che ci costringerà a rivedere i processi produttivi. Gestire i piloti è il compito più facile. Sono in due, sono professionisti e sanno esattamente come comportarsi. Ognuno ragiona per sé, ma è consapevole di quanto sia importante per noi mettere la Scuderia al primo posto. I risultati e la classifica attuale sono severi per la Ferrari. In Bahrain poteva esserci una doppietta e anche a Baku un risultato diverso. L’obiettivo resta arrivare davanti a tutti“.

Il team principal della Ferrari ha poi cercato di individuare i problemi della SF90: “il nostro progetto si adatta male alle gomme di quest’anno, cambiate parecchio. Nel 2018 bisognava evitare di surriscaldarle, adesso la difficoltà è mandarle in temperatura. A Monaco, con le mescole più morbide, si faceva un buon tempo anche dopo 10 giri. Mentre di solito le prestazioni duravano un giro. Non abbiamo colto tutte le esigenze legate agli pneumatici 2019. Negli ultimi test di dicembre ad Abu Dhabi erano quasi definitivi, ma a quel punto la SF90 era già stata deliberata. In ogni caso non voglio giudicare se abbiano favorito i nostri rivali. Il Gp del Canada non è l’ultimo esame ma solo una tappa del percorso per tornare in alto. Ai nostri concorrenti sono serviti anni per diventare dominanti. Stiamo costruendo e perciò serve stabilità. Devo ringraziare il nostro a.d. e il presidente John Elkann che stanno investendo sul futuro. Siamo un team giovane nei ruoli. E c’è tanta fame. Vedo molte analogie con il passato“.

Binotto poi ha proseguito: “la Ferrari di oggi assomiglia a quella dei tempi di Schumi per visione, voglia di fare, passione e talento che vi ritrovo. Anch’io sono dispiaciuto per l’inizio di stagione, ma dobbiamo continuare a credere nella rossa. So che stiamo chiedendo molto ai nostri tifosi, che meritano grandi gioie, ma oggi più che mai abbiamo bisogno della loro pazienza e del loro supporto. Abbiamo una bella coppia di piloti, da una parte l’esperienza di Vettel e dall’altra un giovane molto veloce come Leclerc. Non servono top player o grandi nomi, non ci sarà una Ferrari B, non vedrete una vettura completamente modificata, ma solo una serie di sviluppi nelle prossime gare per migliorare l’utilizzo delle gomme. Abbiamo delle idee, bisogna fare in fretta, ma serviranno comunque alcune settimane. Vettel? Vedo un pilota sereno e con voglia di guidare. Tolto l’episodio del Bahrain, che ci può stare quando si lotta ruota a ruota, è stato un Sebastian più solido. Sono contento di lui. Leclerc? Charles è un combattente. A Baku ha commesso un errore e a Montecarlo serviva più pazienza, anche se non era facile partire dietro con la Ferrari nella gara di casa. Si sta impegnando con gli ingegneri. Ha voglia di emergere e consapevolezza dei propri mezzi. Mi aspetto molto da lui nelle prossime gare. Sicuramente è un ottimo cavallo, un nostro investimento. Poi toccherà a noi metterlo in condizione di vincere“,

Infine non è mancato una digressione su Marchionne e Arrivabene: “il presidente era una figura molto presente, una guida, un motivatore. La sua scomparsa improvvisa, la scorsa estate, ha lasciato un vuoto inevitabile. Ci sono state alcune gare in cui la squadra ha accusato il colpo. Poi ci siamo riorganizzati come azienda. E oggi Camilleri, pur con uno stile diverso, è una figura di leader altrettanto forte. I rapporti con Arrivabene? Buoni sotto il profilo personale. Ci confrontavamo anche sul mio e il suo futuro. Non c’erano litigi o silenzi. Per quanto riguarda il suo addio, c’era la volontà dell’azienda di investire sul futuro guardando avanti. La sfuriata in Giappone contro la squadra? Abbiamo sicuramente visioni diverse“.
