Il calcio italiano perde una delle sue figure più rappresentative. Franco Baresi è morto nella notte all’età di 66 anni: l’annuncio è arrivato nella mattinata di venerdì 31 luglio 2026 dall’AC Milan, il club di tutta la sua vita sportiva. Secondo quanto riportato dalla stampa milanese, l’ex capitano rossonero era ricoverato all’ospedale Humanitas di Rozzano. Baresi combatteva da circa un anno contro le conseguenze di una patologia polmonare. Nell’agosto 2025 il Milan aveva diffuso una nota in cui si comunicava il riscontro di una nodulazione polmonare, individuata nel corso di accertamenti di routine e rimossa con un intervento chirurgico mini-invasivo, seguito da una terapia di consolidamento a base di immunoterapico.
Nell’ultimo anno le apparizioni pubbliche si erano fatte rarissime, e i pochi messaggi affidati ai social lasciavano trasparire la durezza dei mesi appena trascorsi. L’ultima uscita, in mondovisione, risale al febbraio 2026: fu lui, insieme a Beppe Bergomi, a portare la fiaccola olimpica a San Siro durante la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali di Milano-Cortina.
I funerali e l’omaggio della città
I funerali si terranno martedì 4 agosto alle ore 11 nella Basilica di Sant’Ambrogio, nel centro di Milano. La squadra rossonera non potrà essere presente perché impegnata nella tournée di pre-season tra Australia e Indonesia: giocatori e staff hanno appreso la notizia al termine dell’allenamento, osservando un lungo applauso e un minuto di silenzio. Per la camera ardente si è parlato di una cerimonia in forma privata nella giornata di lunedì 3 agosto, ma nelle ore successive all’annuncio la sede non risultava ancora ufficializzata: tra le ipotesi, Casa Milan e il museo di San Siro. In consiglio comunale a Milano è stata avanzata la richiesta di lutto cittadino ed è stata depositata la proposta di iscrizione di Baresi al Famedio del Cimitero Monumentale.
Una carriera con una sola maglia
Nato a Travagliato (Brescia) l’8 maggio 1960, orfano da ragazzino, Baresi fu scartato a un provino dall’Inter – dove invece giocò il fratello Giuseppe – e crebbe nel vivaio del Milan, con cui esordì in Serie A nella stagione 1977/78. Con il Diavolo ha collezionato 719 presenze ufficiali, restando in rossonero anche negli anni della Serie B. Ha indossato la fascia di capitano dal 1982 fino al ritiro, nel 1997, quando il club decise di ritirare la sua maglia numero 6. Il suo palmarès con il Milan comprende 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni (1989, 1990 e 1994), 3 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Supercoppe italiane. Con la Nazionale ha totalizzato 81 presenze: campione del mondo nel 1982 senza mai scendere in campo, protagonista di Italia ’90 e poi, a 34 anni, della cavalcata di Usa ’94, chiusa con la finale di Pasadena giocata a poche settimane da un intervento al ginocchio e con l’errore dal dischetto nella lotteria dei rigori contro il Brasile.
Il cordoglio
Il Milan ha affidato a una nota ufficiale il proprio dolore, parlando della perdita di un battito del cuore della società. Il presidente rossonero Paolo Scaroni ha sottolineato come i valori e il senso di appartenenza di Baresi resteranno parte dell’identità del club, mentre la Curva Sud lo ha salutato sui social con un messaggio che richiama il suo numero: “6 per sempre, capitano”.
Dalla Figc è arrivato il cordoglio del presidente Giovanni Malagò, che ha ricordato una carriera trascorsa interamente con due sole maglie, quella del Milan e quella azzurra. Tra i messaggi più commoventi quello di Roberto Baggio, compagno azzurro nella notte di Pasadena: “Quanto dolore e quanta tristezza. Ciao Capitano”, ha scritto su Instagram accanto a una foto che li ritrae insieme dopo la finale del 1994. Il cordoglio è arrivato anche dall’estero: il Real Madrid ha ricordato la dedizione di Baresi a un solo club, mentre la stampa internazionale ne ha celebrato il ruolo di innovatore del gioco difensivo.
