L’atmosfera è cupa, triste. La Dakar 2020 ha perso uno dei suoi figli, i piloti un compagno di mille avventure, scomparso improvvisamente facendo ciò che più amava. Se ne è andato così Paulo Gonçalves, omaggiato ieri con l’annullamento dell’ottava tappa delle moto, fermatesi per ricordare lo sfortunato pilota portoghese.

Bernat Armangue
Oggi si torna in sella, ma in pochi hanno lo stato d’animo per farlo, come sottolineato anche da Toby Price, uno dei primi a soccorrere Paulo: “mi sono disidratato dalle lacrime in quei 250 km. Appena ho visto quel corpo immobile ho capito che era una cosa seria. Ho provato a far di tutto, a capire se ci fosse qualche segnale di vita, senza esito. E pregavo che arrivasse l’elicottero. Quegli 8 minuti sono stati lunghi un’ora. Anche Luc (Alphand; n.d.r.), quando è atterrato, ha provato a rianimarlo, poi ha tentato di consolarci. Alla fine non è colpa di nessuno, quando arriva il tuo momento non puoi farci nulla, e quello era il tempo di Paulo. Lui si era fermato per me nel 2017 quando mi ero rotto la gamba, e stavolta è toccato a me. Sono stato il primo ad arrivare e l’ultimo a lasciarlo, credo che fosse la cosa giusta da fare, almeno ero lì per lui. Però mi ci sono voluti altri 15’ per riuscire a tornare in moto”.
