Oggi compie 60 anni e, guardandosi indietro, c’è la sensazione che non se li sia goduti tutti appieno. Pierluigi Collina spegne 60 candeline, l’arbitro forse migliore della storia taglia un traguardo importante, guardandosi indietro e commentando la sua carriera ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

Anni intensi e sempre trascorsi sull’attenti, provando a non sbagliare mai: “le aspettative da numero 1 erano sempre altissime. Non potevi prendere un giorno di riposo. Intendo che non potevi dire ‘se oggi mi impegno un po’ meno fa lo stesso’. Mercoledì United-Real di Champions e domenica la Serie B: mi è successo. E per me erano entrambe finali. Anche se a ripensarci oggi un po’ mi spiace una cosa. Cioè se per te tutte le partite sono uguali, finisci col viverle in modo normale. E così i ricordi di una finale mondiale sono meno definiti“.

Il look ha fatto il suo, ma Collina spiega: “in quel periodo uno dei miei migliori amici faceva la chemio ed eravamo uguali. Purtroppo lui non ce l’ha fatta. Una situazione che mi ha fatto capire il valore delle cose. Un arbitro deve essere saggio nel senso che non può permettersi di riflettere troppo prima di decidere. Quello che nella vita di tutti i giorni è impulsività per l’arbitro è un pregio. E se guardo indietro un po’ di follia è servita“. Collina ha poi svelato: “una domanda che non ho mai capito è stata questa: ‘preferisce l’Italia o lei in finale?’. Sono orgoglioso di essere italiano ma non deve sorprendere se dico che preferivo arbitrare io. Avevo lavorato ogni giorno della mia vita per questo. Da arbitro sei padrone del tuo futuro, da allenatore il tuo futuro dipende da altri“.
