Polemiche ma non solo, anche una condanna a 15 mesi di carcere. E’ la decisione di un tribunale di Novi Sad nei confronti di Srdjan Obradovic, arbitro di Jagodina accusato di abuso d’ufficio perpetrato durante il match tra Spartak Subotica e Radnicki Nis, giocato il 13 maggio 2018. In quell’occasione, il direttore di gara assegnò due calci di rigore alla formazione di casa, espellendo anche un giocatore ospite sventolandogli sotto il naso due cartellini gialli nel giro di pochi secondi. Una direzione definita scandalosa dai giornali serbi nei giorni successivi, che ha portato anche all’apertura di un procedimento penale in seguito al quale l’arbitro è stato condannato a 15 mesi di carcere.
Il motivo dell’espulsione
Srdjan Obradovic è stato ascoltato dal giudice durante il primo grado del procedimento a suo carico, sottolineando il motivo che ha portato all’espulsione di Milan Pavkov, allora calciatore del Radnički: “quando ho assegnato un calcio di rigore per i padroni di casa, Pavkov ha reagito dicendomi: ‘stai giocando a fare la scimmia’. Mentre registravo le informazioni sul cartellino giallo sul mio taccuino, ero indignato, anche se gli ho detto di lasciarmi fare il mio lavoro. Tuttavia, Pavkov ha continuato a protestare e, mentre me ne andavo, ha detto: ‘sei davvero una scimmia, cosa stai giudicando’. Dopodiché, per la seconda volta nell’intervallo di 10-15 secondi, gli ho mostrato di nuovo il cartellino giallo e poi quello rosso“.
Il rigore e la condanna
L’arbitro di Jagodina si è poi soffermato anche sul rigore, che ha dato vita alle proteste dei calciatori ospiti: “ho visto che uno dei giocatori del Radnički aveva toccato la palla con la mano, informazione che poi mi è stata confermata dall’assistente“. Decisioni che hanno pesantemente condizionato il risultato del match, incidendo direttamente sulle qualificazioni all’Europa League per l’anno successivo, trattandosi del penultimo turno del campionato serbo. Obradović è stato dunque per questo motivo condannato in primo grado dal Dipartimento speciale per la prevenzione della corruzione di Novi Sad, incassando una pena detentiva di 15 mesi e il divieto di svolgere funzioni giudiziarie o qualsiasi altro lavoro nella Federcalcio serba (FSS) nei prossimi dieci anni.
