Dopo la vittoria di Fernando Alonso alla 24 ore di Daytona, a parlare della magnifica esperienza vissuta in Florida è anche Alex Zanardi. Il pilota italiano subito dopo la fine della corsa ha scritto delle righe per Gazzetta dello Sport, pubblicate nel numero odierno del quotidiano rosa.
“La 24 Ore di Daytona è finita da pochissimo, e potrei dire che inizia già a mancarmi. – si legge – Non è stata una corsa facile, tra pioggia e difficoltà a stare in pista. Nel momento in cui la gara si chiude e sognavi un risultato diverso, il bilancio ti sembra dolce e amaro. A pensarci, è solo molto dolce. In questi giorni ho provato emozioni bellissime, il modo in cui sono stato accolto al mio ritorno agonistico negli Stati Uniti mi ha “stordito”. Negli Anni 90, in Indy, andavo da paura e ho vinto tanto. In quei casi ti rispettano, ma c’è chi ti ama e c’è chi ti odia. Ora che sono tornato erano tutti entusiasti, anche per la mia storia umana. Però uno slancio così non me lo aspettavo: i fan, gli organizzatori Imsa, le squadre, gli altri piloti, tutto il paddock. E’ stata un’avventura molto speciale”.
“Alla vigilia sentivo la grande responsabilità di non costare qualcosa ai miei compagni di squadra. – spiega Zanardi – Un impegno che mi ha messo addosso molta pressione. Ma alla fine da una gara così ho tratto una gioia immensa, perché correre mi piace sempre molto. Non ho fatto “percorso netto”, qualche sbavatura non determinante mi è scappata. Ma il volante lo so ancora girare. So “leggere” la corsa, in certi momenti – soprattutto con la pioggia – ho evitato incidenti, mi sono adattato a condizioni difficili e sono riuscito a sopravvivere ai momenti duri. Quando si è messo a piovere a dirotto in auto, del mio equipaggio, c’ero io. E anche le altre possibili difficoltà, la procedura per i pit-stop o i cambi nell’abitacolo, le ho superate in scioltezza. Insomma, porto a casa ricordi davvero piacevoli”.

“Purtroppo la gara non è andata come avremmo voluto. Alla vigilia di una 24 Ore simuli tutto. Ma non puoi prevedere che, infilando il volante mentre i meccanici abbassano l’auto, si rompa un collettore. – ha raccontato il pilota – La sfiga non esiste, dicono. Un pochino sì… Abbiamo recuperato e siamo tornati nel giro del leader della nostra classe (Gtlm), davanti all’altra Bmw, ma quando al pit stop successivo abbiamo rimesso il volante il raccordo danneggiato ha bloccato tutto. Abbiamo perso 8 giri, siamo risaliti, poi una toccata che ha prodotto una foratura ha messo fine ad ogni nostra velleità di classifica”.
“E’ stata una gara difficile, per le condizioni che si sono create. Con una vettura, la M8, complessa, con diversi settaggi da azionare. Come pilota sei sempre lì a metterci le mani. E considerato che io guido solo con quelle – acceleratore, freno, cambio, frizione… – per me è abbastanza un casino. Non sono Mandrake, in concentrazione e fatica mentale paghi tutto venti volte di più. Per questo il momento più piacevole è stato quello passato dietro la safety-car, al calduccio del mio abitacolo, sapendo di non aver fatto cavolate. Quando mi hanno richiamato al box per l’ultima volta, per lasciare la vettura a un compagno, ho risposto “Copy!” con grande soddisfazione. – ha concluso Zanardi – Mi sono divertito, ed è ciò che conta”.
