Carburanti: la Banca IMI svela quale sarà il costo del petrolio al barile

La Banca Imi svela il suo Scenario macroeconomico sul costo del petrolio nel 2018. Ecco quanto costerà

Nel 2018 il Brent dovrebbe aggirarsi mediamente intorno ai 60 dollari al barile. A sostenerlo è Banca Imi nel suo ‘Scenario macroeconomico’. Nel 2018, sostengono gli analisti della banca, “il Brent dovrebbe scambiare in un ampio trading range attorno ad una media di circa 60 dollari al barile per la fragilità dei fondamentali: il mercato sarà bilanciato se, e solo se, Opec e Russia manterranno i tagli sino a fine anno e l’offerta da altri paesi non sorprenderà al rialzo”. Nel 2019, l’incremento della domanda mondiale e la riduzione delle scorte Ocse “permetteranno un rialzo verso una media di 62 dollari al barile”. Opec e Russia, infatti, hanno annunciato un’estensione di nove mesi all’accordo che ne limita la produzione domestica. I nuovi termini saranno in vigore da gennaio sino a fine dicembre 2018. Gli attuali volumi dei tagli (pari ad un totale di 1,8 milioni di barili al giorno) sono confermati. La principale sorpresa positiva riguarda Libia e Nigeria, in precedenza esentate dai tagli, ma che saranno ora soggette ad un massimale di produzione cumulata.

Se l’aderenza ai tagli rimarrà buona, probabilmente il mercato mondiale si manterrà bilanciato nel 2018, secondo i dati dell’International Energy Agency (Iea) e dell’U.S. Energy Information Administration (Eia). Ciò implica che le scorte commerciali nei paesi Ocse rimarranno circa stabili, ma si ridurrà il gap con la loro media a cinque anni. Al contrario, rilevano gli analisti di Banca Imi, secondo i dati del dipartimento statistico dell’Opec, il mercato mondiale dovrebbe registrare un ampio deficit nel secondo semestre, che causerebbe quindi una significativa erosione delle scorte Ocse, in rapida contrazione verso la media a cinque anni. Nel corso della prossima riunione ordinaria dell’Opec, che si terrà in giugno a Vienna, l’accordo sarà formalmente rivisto per tener conto dell’evoluzione delle condizioni di mercato. Nel frattempo, il Joint Ministerial Monitoring Committee, presieduto da Arabia Saudita e Russia, valuterà periodicamente l’aderenza all’accordo e analizzerà l’evoluzione dei fondamentali di domanda e offerta. Le principali minacce che potrebbero portare a revisioni dei termini dell’accordo sono: più debole aderenza all’accordo da parte dei paesi partecipanti; rialzo dell’offerta da altri produttori non-Opec (ad esempio shale oil negli Stati Uniti); incertezza sul futuro livello di esportazioni dal Venezuela; serio incremento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Anche la domanda mondiale, rilevano gli analisti di Banca Imi, potrebbe sorprendere sia negativamente, se nell’emisfero settentrionale l’inverno 2017-18 si rivelerà mite, sia positivamente, se la domanda dei paesi emergenti accelererà più del previsto. (AdnKronos)