In questo preciso periodo dell’anno, le amministrazioni comunali delle grandi città italiane si preparano ad attuare i soliti , fastidiosi “blocchi del traffico” , parziali o totali, attuati per contrastare il livello troppo alto di polveri sottili presenti nell’aria.
In Italia, l’inquinamento atmosferico provoca il decesso di ben 5.000 persone ogni anno (dati OMS) e visto che nelle nostre città, il livello di PMI nell’area viene superato numerose volte, sempre più spesso si ricorre alla limitazione parziale o totale della circolazione dei veicoli nelle aree ad alta densità urbana.
Ovviamente, la scelta di bloccare il traffico in città ha una serie di pesanti ripercussioni negative, a partire dalla limitazione di movimento dei singoli cittadini che non possono utilizzare i proprio veicoli privati – per non andare in contro a salatissime multe – ma anche per l’economica, considerando il danno economico subito da commercianti e strutture alberghiere.
Il punto però è un altro, ovvero che i tanto odiati blocchi del traffico in realtà non incidono positivamente sulla condizione di inquinamento dell’aria che respiriamo in città, perché il traffico automobilistico in realtà non ne ha causa principale e quella scatenante. La maggior parte dell’inquinamento che attanaglia i centri urbani proviene dagli impianti di riscaldamento di edifici e abitazioni, considerando che da soli provocano il 50% dell’anidride carbonica nelle città e circa il 30% delle polveri sottili. La maggior parte degli impianti sono infatti obsoleti, inoltre la classe di efficienza energetica delle abitazioni è decisamente bassa, senza dimenticare che molto spesso si tengono accesi i riscaldamenti ad una temperatura troppo alta e anche quando non è strettamente necessario.
