Paolo Simoncelli tra dolori e sorprese: ”il patto con mia moglie era di tornare insieme a Sepang, lei in quella curva ci è andata da sola…”

A tutto Paolo Simoncelli: il padre di Marco tra sofferenza e sorprese. Tantissimo l'affetto per la famiglia Simoncelli

Weekend ricco di emozioni, dolore e sofferenza per la famiglia Simoncelli, tornata sul circuito di Sepang, dove Marco perse la vita sei anni fa, per la prima volta da quel tragico giorno. Papà Paolo ha guidato giovedì una processione di piloti, tecnici e giornalisti, verso quella maledetta curva 11, dove si trova una targa dedicata al SIC, per rendere omaggio a suo figlio. Mamma Rossella però ha deciso di recarsi in solitudine in quel doloroso luogo: “è stato difficile, difficile. Io e la mamma abbiamo deciso di venire, c’è la squadra, bisogna esserci. Rossella ha preferito andare da sola in pista, la capisco. A me ha fatto piacere vedere Pedrosa, Marquez, Valentino e tutti gli altri. Perché non abbracciarli?“, ha raccontato Paolo Simoncelli in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Marco è con noi tutti i giorni. Ormai la nostra vita è cambiata, niente è uguale a prima, ha lo stesso sapore. È cambiata la luce negli occhi di tutti. Incontro genitori che hanno vissuto lo stesso trattamento malefico, vedo a 10 metri questo dolore atroce, che ti porta via il cuore. Tutto quel che fai è per vivere meglio, ma quella cosa ti rimane. Avere quei ragazzi lì intorno mi ha fatto davvero molto piacere“, ha aggiunto.

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Una famiglia forte, riuscita a tornare in un luogo dolorosissimo e a riprendere in mano la vita, tornando insieme a Sepang: “questo era il patto, da solo non sarei mai riuscito a venire. E poi, abbiamo lasciato un altro pezzo di noi in Australia…Mia figlia Martina è diventata una donna, è molto tosta. Vuole imparare l’inglese bene, fare qualcosa di suo. Un giorno lavorerà con me, ma dice di non essere ancora pronta“.

LaPresse/Spada

Non so più cosa dire. Quanti ragazzi sono morti? Tanti. Noi non abbiamo fatto nulla perché questo succedesse, è iniziato dal momento in cui Marco è morto. A cominciare dai malesi, gentilezza esagerata, da come ci ha trattato l’ambasciata italiana, dalle centinaia di persone che ci aspettavano all’alba all’arrivo a Fiumicino. Si è avvertito da subito qualcosa di strano intorno a Marco. Oggi mi riconoscono tutti: la vecchietta, la mamma che non guardava neanche le corse… Questo ragazzo riccio, simpatico, che diceva le parolacce al momento giusto e non si arrendeva mai, era nel cuore di tanti. Se il motociclismo è Valentino, Marco stava seguendo quella strada. In questo io e Rossella siamo stati fortunati. A volte penso ai genitori di Pantani, gli hanno massacrato il figlio e la vivono molto, molto male“, ha aggiunto Paolo Simoncelli, commentato il grandissimo affetto per la famiglia e la Squadra SIC58.