Umberto Veronesi. Vegetariano convinto. Scienziato. Agnostico. Oncologo. Bocciato due volte al ginnasio. Favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere. Democratico. Contrario alla pena di morte, all’ergastolo e alla sperimentazione medica sugli animali. Padre di 7 figli. Questo potrebbe essere l’identikit di un grande uomo e studioso italiano che ha portato all’Italia riconoscimenti ed onore. Umberto Veronesi non c’è più, si è spento ieri sera nella sua casa di a Milano. Quello che rimane di lui sono però i ricordi. Sopratutto quelli di coloro che gli sono stati vicino e che lo hanno amato oltre il fatto che fosse un grande medico. Il figlio ricorda a tal proposito la passione del padre per le moto e lo racconta a IODonna. Ecco le sue parole:
“Ero bambino, avrò avuto undici anni. Papà amava moltissimo le moto e mi portava con sé spesso. Io stavo in sella dietro di lui, a quei tempi non c’era il casco, filava via velocissimo… ma ricordo la fiducia piena e totale con cui già allora mi abbandonavo a lui, la sensazione di sicurezza che provavo quando era accanto a me. È stato così nei venticinque anni in cui gli ho vissuto vicino come figlio e dopo, nei trent’anni di lavoro fianco a fianco.
Papà ha avuto una bella e lunga vita, se ne è andato senza rimpianti, sapendo di aver fatto tutto quello che doveva e poteva. Ha fatto molto e ha lasciato molto, un’eredità preziosa non solo per noi figli, per i medici, per gli scienziati ma anche e soprattutto per i pazienti. In queste ore sono tantissimi i messaggi che ci arrivano e che ricordano con affetto papà, moltissimi arrivano da persone comuni che lo hanno conosciuto perché sono state curate da lui. È un abbraccio bellissimo, che ci mostra una volta di più come le sue idee e il suo impegno contro i tumori abbiano cambiato la vita di molti, soprattutto delle donne: curarle nel massimo rispetto della loro vita è l’obiettivo che ha sempre guidato papà”.
