Dalla passione per la scrittura a quella per le moto, Valentino Rossi tra miti e… preoccupazioni: “ecco dove ha sbagliato la Yamaha, Dovi? Mai problemi con lui”

A tutto Valentino Rossi, dalla scrittura alla voglia di essere competitivo sulla sua M1: il Dottore a 360 gradi

Valentino Rossi
AFP PHOTO / KARIM JAAFAR

Una leggenda, un mito, un grandissimo campione: tutto questo è Valentino Rossi, l’eterno Peter Pan della MotoGp. Sempre sorridente, con la battuta pronta anche dopo una giornata no in pista, il nove volte campione del Mondo ha iniziato quasi due settimane fa la sua 23ª stagione nel Motomondiale. Un inizio col botto, con un ottimo terzo posto in Qatar alle spalle di Dovizioso e Marquez, ma a rendere tutto più prezioso è stato il rinnovo di contratto con la Yamaha fino al 2020. Tante quindi le valigie che Valentino Rossi, che ieri ha anche girato in pista a Fiorano con una Ferrari 488 pista,  dovrà ancora preparare per andare in giro per il mondo a correre i suoi Gp. Una valigia carica, ma non troppo, come ha raccontato in una bella e lunga intervista alla ‘rosea’:

“L’essenziale. Dopo tanti anni sono arrivato a un buon livello, la apro e c’è dentro tutto quel che serve. C’è la tartaruga ninja, pupazzetto regalo di mia mamma, che è con me da ancora prima che corressi nel Mondiale. Una penna, un’agenda per scrivere di cose sportive, cappelli, che mi piacciono… Sì anche qualche libro. Anche se leggo poco. L’ultimo è “L’inverno di Frankie Machine”, di Don Winslow. La procacciatrice è zia Germana, sorella di Graziano e professoressa d’italiano. A me piacciono i gialli e quando arrivo a corto le dico, “Ge’, vai un po’ in biblioteca che è ora”. Ultimamente ho letto un po’ di libri di Jo Nesbo, mi piace la serie dedicata a Harry Hole. Scrivo anche, però siccome mi impegna molto, deve essere qualcosa che mi piace. E allora viene fuori qualcosa di decente. Come la lettera alla Yamaha. Nella mia agenda delle corse, invece, niente pensieri, soprattutto cose tecniche da ricordare”.

Tanti sono gli anni passati dall’esordio del Dottore nel mondo a due ruote, ma non troppe sono le cose che sono cambiate nel tempo:

“tante cose sono rimaste non dico uguali, ma simili. Soprattutto la voglia di guidare la moto e il sentirmi realizzato quando faccio una bella gara, il gusto che provo. Scendere in pista, da solo, con la tua moto è sempre speciale, provare a vincere una gara, il Mondiale. Negli ultimi anni, poi, mi piace proprio molto andare alle corse a lavorare col mio team, dare il massimo dal giovedì per arrivare domenica alle 14 avendo messo a posto tutti i piccoli dettagli. Cosa è andato perso? La stanchezza per gli impegni che mi piacciono meno, come il viaggiare. Quando ci arrivi la prima volta, il Mondiale è il tuo sogno, il Paese dei balocchi. E tu ti senti come Alice nel Paese delle meraviglie. Irrimediabilmente, dopo 20 anni capisci che non è così. Mi piacerebbe visitare altri posti belli nel mondo, di quelli dove ci sono le piste non ne posso più. Ma poi sono stanco, abbiamo un mese e mezzo di ferie e pensare di prendere un aereo e farmi 12 ore di viaggio mi pesa”. 

Tanti, nel mondo dello sport, i campioni non più giovanissimi, che riescono ancora ad ottenere grandi risultati, come Roger Federer, 36enne, che è riuscito a tornare al top del ranking mondiale, un vero idolo per Valentino Rossi: 

Roger è uno dei miei sportivi preferiti da sempre, ancor più ora che mi sento sulla sua stessa barca. Ci sentiamo via sms, massimo rispetto per lui. Cosa ha fatto lui? Con il suo immenso talento, Roger è riuscito a essere competitivo a 36 anni perché è…più bravo. In una partita di 5 set, un Djokovic in super forma magari lo batte, ma la sua classe, il suo modo di giocare così naturale probabilmente gli fa fare anche meno fatica. Reinventarsi, poi, è fondamentale. Forse per me, o per uno che corre in moto, ancor più di un tennista. Ma neanche troppo, perché poi quando vai sul tecnico, come rimbalza la pallina, il modo di impugnare la racchetta, il gioco in anticipo, i colpi nuovi… se non ce la fai, non riesci a stare al top. È lo stesso per me, guidare in modo più moderno, più fuori dalla moto. Se guidassi come dieci anni fa, ora sarei nel mezzo del gruppo”. 

Rimanendo in Italia c’è un altro grande campione pronto a smettere, Gigi Buffon, al quale però Valentino Rossi chiede di continuare a giocare:

Deve continuare assolutamente. Se ha voglia. Penso che lui lo sappia se può essere ancora al top. Secondo me dà più gusto ed è più facile dire che uno è finito, invece di riconoscere come abbia le palle e sia ancora lì a provarci. Ci sono due tipi di persone: quelli che apprezzano se un altro è un grande, e godono un po’ anche loro. E quelli invidiosi, che riflettono la propria piccolezza sugli altri. In Italia va di moda farlo”. 

Il Dottore ha poi aperto una piccola parentesi sui suoi tifosi e sull’ottimo lavoro svolto dal suo fans club che aiuta molti bambini negli ospedali:

Avere moltissimi tifosi è una grande gioia. La gente mi si è affezionata. Col Fans Club facciamo un bel lavoro. E con Flavio (Fratesi; n.d.r.) riusciamo a fare tante cose per i bambini, andiamo negli ospedali, li portiamo alle gare… Per me è importante, un fans club deve fare queste cose”.

Impossibile poi non parlare del futuro nel motomondiale, della possibilità di avere la Marc VDS come team satellite Yamaha, e quindi di vedere Franco Morbidelli a bordo di una M1, ma anche della bellissima ipotesi di poter gareggiare contro il fratellino Luca Marini:

“Potrebbe. A a me piacerebbe Franco su una Yamaha. E ancor di più piacerebbe a lui. Una volta lo dissi come battuta, smetto quando correrò contro mio fratello. Sembrava assurda, ora va a capire. Però, Luca ha tanto lavoro da fare“.

Mentre sul Mondiale iniziato poche settimane fa in Qatar, sui rivali da battere e sulle problematiche Yamaha ancora da risolvere, Valentino Rossi ha fatto una precisa analisi:

Per me i piloti da battere ora sono Dovizioso e Marquez. Quasi più Dovizioso, ma li metto sullo stesso piano perché Marquez ha la capacità di andare forte sempre. Io sinceramente sono un pochino “preoccupato”. Molto contento della prima gara, ma non siamo ancora al loro livello. Arriveranno piste dove si soffre il grip al posteriore, dove noi saremo inferiori e si dovrà faticare. Ma spero, e credo anche, che con la versione 2018 dove soffriremo, lo faremo meno. Nel 2017 abbiamo perso tempo perché era una moto sbagliata. Quello che Ducati e Honda, secondo me, hanno fatto meglio è aver lavorato più tempo, con più soldi e più gente, alla parte elettronica. È lì che soffriamo. Bisogna che la Yamaha lo capisca e corra ai ripari. Credo lo abbia capito, ma restiamo in ritardo. Per queste aree servono gruppi di lavoro che cerchino di tirare fuori il massimo, è qui che forse Yamaha ha sbagliato. Secondo me, a livello di sviluppo moto ho così tanta esperienza e conosco talmente bene la Yamaha che posso aiutarli di più. Però sarà dura quest’anno con Maverick”.

Infine un commento sul rapporto con Andrea Dovizioso e quei bellissimi festeggiamenti sul podio del Qatar, tra sorrisi, abbracci e spumante:

Non ho mai avuto alcun problema con Dovizioso, che è sempre stato uno molto corretto. Ma ci conoscevamo poco. Lui è un pilota serio e, secondo me, siamo anche molto simili. Quel che mi è piaciuto davvero tanto di Dovi è stata la sua grinta e voglia di non mollare mai. Prima del Mugello 2017 aveva fatto non so quanti anni in MotoGP e sembrava fosse un pilota che non riusciva a vincere. E questa è una cosa che ti schianta psicologicamente. Invece non ha mollato e a 31 anni è diventato un supervincente“.