La possibilità di vederlo in pista è ormai definitivamente tramontata, Casey Stoner però non perde occasione per analizzare tutto ciò che accade in MotoGp, mondo che continua a frequentare in virtù del ruolo di collaudatore svolto in Ducati.
Quest’anno il circus ha fatto un passo indietro dal punto di vista dell’elettronica, imponendo un software unico a tutte le case, che sulla carta è molto più semplice rispetto a quelli factory che venivano utilizzati fino al 2015. “L’elettronica è il motivo per cui in MotoGP i tempi sul giro sono così vicini in qualifica. Quindi pensate, quanti piloti che vanno veloci! Ma in qualifica tutti devono frenare tardi, far girare la moto e rispalancare il gas, lasciando che l’elettronica faccia il resto. Non c’è più finezza” ha spiegato Casey nel suo editoriale per Australian Motor Cycle News.

“Durante la gara, quando non si può forzare la staccata in ogni giro facendola perfetta, ecco che il gap incomincia a crescere nel gruppo. L’elettronica infatti aiuta parecchio quei piloti che non sono in grado di controllare il posteriore come i migliori. Nel 2006 e nel 2007, se tu avevi una guida più fine, potevi anche uscire dalla curva e riuscire a superare i tuoi avversari a metà del rettilineo. I piloti di solito utilizzano set-up molto differenti per le loro moto. Uno come Dani Pedrosa voleva una moto preparata per il centro curva e l’uscita più che per l’ingresso, ma se riusciva a tagliare la curva nel modo giusto, ti poteva affiancare nel rettilineo successivo. Ora però sono tutti indirizzati verso uno stile preciso. Nessuno può fare la differenza in uscita – conclude Stoner – dipende tutto da chi frena più tardi e da chi è disposto a correre più rischi“.
