E’ tutto pronto per la prima gara della stagione 2017 di MotoGp. Dopo la difficile giornata di ieri i piloti cercano di trovare un po’ di positività e si preparano ad un’importante sessione di warm up allungata in vista della gara di questo pomeriggio.

Occhi puntati su Jorge Lorenzo, alla sua nuova avventura in Ducati. Il maiorchino ha raccontato in una lunga intervista a Sport Week tutte le sue sensazioni e le motivazioni che lo hanno spinto a questa scelta: “inseguo qualcosa di più speciale e più difficile che non ottenere un quarto titolo con la Yamaha. E un po’ come quando Maradona andò a Napoli. Era una squadra di Serie A ma non aveva vinto un titolo, pian piano Diego ha aiutato a costruire il gruppo in torno a sè e ha conquistato due scudetti“.

“Due volte in passato ho avuto la possibilità di correre con la Ducati. La prima nel 2009 ma non avevo ancora conquistato un Mondiale in MotoGp e sarei andato dove aveva vinto solo Stoner, con una moto che da fuori non sembrava facile. Ho scelto di restare in Yamaha, mi mancava l’ultimo passo. Quando ho iniziato la trattativa sei anni dopo, da tre volte iridato, la situazione era diversa. Ho ottenuto grandi risultati, sono un campione del mondo, ho passato tanto tempo nello stesso team, con la stessa gente: che tu lo voglia o no la routine ti fa perdere un po’ di motivazione. Mi intriga poter vincere il Mondiale nella classe regina con due moto diverse, ci sono riusciti solo cinque piloti nella storia e con la Ducati solo Casey. Oggi mi sveglio al mattino con il fuoco addosso e una voglia che non avevo più“, ha raccontato ancora il maiorchino.

“La squadra mi piace molto, ingegneri e meccanici sono grandi professionisti. Gigi è un genio, perfezionista, testone come me. Si lavora tanto si sta ai box fino alle 11 di sera e non serve spingerli, è qualcosa che non devo chiedere. Stiamo lottando con i giganti come Yamaha e Honda che vendono milioni di moto, ma con la passione e la tecnologia europea abbiamo un potenziale migliore di quanto mostrato negli ultimi anni”, ha aggiunto il ducatista, che sembra adesso rinato: “è il periodo più felice della mia vita. Sono sufficientemente maturo per apprezzare ci che ho. Mi piace la libertà di poter scegliere se lavorare o no, sempre tra virgolette perchè questo non è un lavoro. Mi piace girare per il mondo, arrivo qualche giorno prima dei Gp per visitare le città e prima non lo facevo. Mi piacciono le moto e la squadra in Ducati, il loro affetto, sto bene con gli amici e la famiglia. A volte viaggiare è faticoso, la disciplina di allenamento e dieta pesa ma c’è di peggio. Ho una vita che la gente sognerebbe“.

Non solo moto e gare, Lorenzo ha anche il tempo per l’amore per l’amicizia, anche se attualmente è single e sa che è difficile trovare la persona giusta: “l’amore è molto complicato. Anche l’amicizia, ma l’amore di più. E’ difficile convivere con una persona, mantenere uno slancio pazzo che hai all’inizio di una storia. Ora sono single ma è capitato, parlo per esperienza. Non è impossibile: devi avere tempo, essere predisposto e trovare l’anima gemella. Anche se è un’idea che si fa la gente: l’anima gemella non esiste, esiste la persona con cui è facile stare“.

Impossibile poi non aprire una parentesi sul suo ex compagno di squadra Valentino Rossi: “io e Valentino siamo per certi aspetti molto diversi ma, come sportivi, anche molto simili. Abbiamo entrambi grande orgoglio e amor proprio, siamo campioni del mondo, ci comportiamo come tali e vogliamo vincere. Il problema è che lui lui voleva farlo con la Yamaha e io con la Yamaha... C’è una torta in MotoGp, e una più piccola in ciascun team, e ogni pilota vuole la fetta più grande. Significa sperare che Rossi vada il più lento possibile e viceversa, è difficile avere un rapporto di amicizia. Dal 2013 all’inizio del 2015 la relazione era buona, parlavamo molto per far crescere la moto. Quando Marquez è andato in crisi dopo molte cadute, si è capito che il titolo era faccenda tra me e Rossi e il rapporto ha iniziato a farsi più freddo, più distante.
Poi Sepang ha peggiorato la situazione, per mesi non ci siamo parlati. Nel novembre scorso, finita la gara di Valencia, qualcuno in Yamaha ha proposto un incontro per scattare una foto. Abbiamo parlato un po’ e ci siamo abbracciati perchè alla fine ci stimiamo: lui è un grande campione che ha portato tantissimo al nostro sport, magari non apposta perchè ha guardato a se stesso, ma tutti noi ne abbiamo tratto benefici. Valentino è una persona naturalmente molto intelligente, non solo in pista ma anche fuori. Alla fine io rispetto lui e lui rispetta me, abbiamo avuto la sfortuna di aver convissuto come due galli nello stesso pollaio“, ha spiegato prima di tornare indietro nel tempo, a quell’ormai lontano 2015 : “sono arrivato a Valencia inseguendo in classifica per una serie di circostante, il casco appannato in Qatar, la pioggia in gare dove in prova sull’asciutto ero fortissimo, la caduta di Misano. Rossi invece era stato costante, sempre sul podio, così si è risolto tutto all’ultima gara. Ma per me, e molti altri, quel Mondiale lo meritavo per la velocità dimostrata. Poi il casino di Valencia l’ha fatto la parte perdente, per sentirsi meglio dopo la sconfitta. Chi capisce di moto sa che quell’anno sono stato il più forte,che c’era una piccola differenza, un piccolo passo in più, decisivi per il titolo: più pole, più vittorie, più giri veloci, più podi, più tutto“, ha concluso.
