MotoGp, i segreti di Capirossi: “in Ducati mi davano cibo scaduto. Valentino Rossi? Da piccolo dormì nel mio camper”

In un'intervista concessa a 'Repubblica', Loris Capirossi ha svelato in anteprima alcuni retroscena del suo libro "65, La mia vita senza paura"

Adesso si occupa di sicurezza in pista, prima rappresentava l’ultimo dei suoi pensieri. Loris Capirossi è sempre stato un pilota a cui piaceva spingersi oltre il proprio limite. Vittorie, sorpassi, sorrisi e trionfi.

LaPresse/Daniele Badolato
LaPresse/Daniele Badolato

Come i tre titoli mondiali conquistati nell’arco di 22 anni passati a sfidare campioni di generazioni diverse. Una carriera lunga una vita che Capirossi ha deciso di raccontare in un libro – “65, La mia vita senza paura” – scritto insieme a Simone Sarasso, autore di opere noir e storiche. Lunedì la presentazione nel giorno del suo 44° compleanno, ma Capirex non ha esitato a svelare qualche anticipazione nel corso di un’intervista concessa a ‘Repubblica‘: “ho iniziato per fare una mano in casa e ho finito per fare il grande salto nel mondiale 125: sono stato il più giovane di sempre a vincere un Gp e nello stesso anno – ne avevo 17 – il titolo. Storie di meccanici e notti passate in officina. Dei primi baci rubati: si chiamava Silvia. Poi è arrivata Ingrid. Bellissima e non sapeva neanche chi fossi, mentre io credevo di essere uno famoso. L’ho affrontata con la stessa timidezza – mi succede solo con le donne, accidenti – e la mia vita è cambiata. Mia moglie, la madre di mio figlio. È con lei, che mi fa forza mentre sto per scoppiare a piangere, che ho voluto cominciare questo libro”.

LaPresse/Simone Rosa
LaPresse/Simone Rosa

Un’opera in cui Capirossi racconta molti retroscena, di cui uno riferito proprio a Valentino Rossi: “un giorno a Brno feci dormire nel mio camper un biondino: non sapeva dove andare, diceva che ero il suo idolo. Che tenerezza. Al mattino sono uscito per fare il warm up, lui ronfava. Era Valentino, un anno dopo avrebbe esordito in 125”. L’esperienza in Ducati Capirossi non la ricorda con il sorriso sulle labbra, a causa anche della lite con Livio Suppo: “mi trattarono come spazzatura, mi davano cibo scaduto ma presi una grande rivincita a Motegi. Il tempo ha dimostrato che Stoner era l’unico a saper guidare la 800cc. 

livio suppoAmici? A parte Fausto Gresini, che prima solo poterlo vedere era un sogno e poi è diventato un avversario e ancora oggi siamo lì, nel paddock. E Doriano Romboni. Con gli altri c’è sempre stata stima, straordinari momenti insieme. Ma se ci corri contro, non puoi essere davvero amico”.  Nel 2011 il ritiro, dettato da una condizione fisica ormai approssimativa e da un evento impossibile da dimenticare: “ad Assen 2011 sono finito nella ghiaia. Ho capito che non me la sentivo più di rischiare. Mio padre disse: Dai un taj, dacci un taglio, ma dovevo chiudere la stagione. Ed è arrivata Sepang dove morì Marco Simoncelli.

marco_simoncelli_world_champion_08_600 (1) Se ne è andato, come sarebbe successo a Romboni. Ho chiesto di poter correre col suo numero – il 58 – l’ultima gara a Valencia. Ho scoperto una parte di me che non conoscevo: ho avuto paura di correre, di morire. La gara più difficile della mia vita“.