E’ il suo Gran Premio di casa, così come lo è per molti altri piloti italiani nati e cresciuti nel raggio di pochi chilometri da Misano. Mattia Pasini abita ad un tiro di schioppo dal circuito, una strada non molto lunga da percorrere in sella al suo motorino, mezzo utilizzato per raggiungere i box del tracciato. A poche ore dalla prima sessione di prove libere, il rider italiano si è confessato alla Gazzetta dello Sport, raccontando le sue emozioni e le sue aspettative per questa stagione.

“La mia gioventù è stata quella di un ragazzo normale. Studiavo, ma a scuola ero parecchio vispo, con la differenza però che, avendo la passione della moto e un babbo che mi portava a girare, era il nostro gioco. Ho sempre voluto diventare un pilota, hanno provato a impedirmelo ma non ci sono riusciti. Per questo ‘ostruzionismo’ ho iniziato molto tardi, prima gara dell’Italiano a 10 anni. Non mi volevano proprio far correre. Mamma ripeteva che uno in casa bastava. L’incidente a 13 anni? Non ho mai pensato che potesse limitarmi. Dal giorno dopo, l’obiettivo fu rimettermi in moto. Quell’infortunio mi ha tolto qualcosa, ma anche dato tanto: mi ha fatto maturare ed apprezzare veramente il valore di questa passione. In quel momento si è formata la consapevolezza che la mia vita doveva girare intorno alla moto“.

Tante vittorie in 125 e 250 fino al 2009, quando qualcosa si è fermato: “a inizio carriera ero forte e al posto giusto. Ho fatto errori, qualche sfortuna, ma fino all’avvento della Moto2 ho sempre lottato per il Mondiale. Poi scelte e circostanze mi hanno logorato. Non ho mai pensato che fosse finita, ma che non ci fossero più persone che avrebbero creduto in me. Nel 2015 ho deciso di stare a casa, non c’erano più le condizioni. Poi è arrivato Giovanni Sandi e con lui, Germano Bellina e Laura Bertulessi (proprietari del team Italtrans; n.d.r.)… Con Giovanni ci eravamo visti qui nel 2015 a una gara dell’Italiano: gli ho detto che avevo ancora sul gozzo di quando nel 2008 il nostro progetto era abortito. Quando si è aperta la possibilità di tornare ho voluto che ci fosse lui“.
Domenica si corre sul circuito intitolato a Marco Simoncelli, grande amico di Pasini: “è una parte di me. Anche dopo tanti anni è sempre nelle mie giornate. Otto anni fa vincevo davanti a lui, un lasso di tempo in cui non ho mollato. Dopo quel che è successo a Marco mi ero ripromesso che sarei tornato a vincere, farlo al Mugello con una gara così è stato magnifico. In questo 2017 abbiamo un’ottima base, stiamo lavorando bene. Da Jerez abbiamo lottato per il podio e dal Mugello per la vittoria. Voglio stare nei 5, il sogno sarebbe la top 3. Peccato per gli errori a inizio stagione, avevo l’ossessione del risultato, ma non eravamo pronti e l’ho pagata. Oggi mi sento un periodo della vita in ascesa. Sono salito, caduto e ora risalgo nuovamente, con la consapevolezza di sapere cosa sia la discesa. Sono sereno. E questo aiuta a fare risultati“.
