Un pignoramento bancario per 10 milioni di euro, è questo il valore degli immobili, degli yacht e delle azioni di Gianluca Vacchi che l’istituto bancario competente (il Banco Bpm) ha espropriato a Mister Enjoy. Un pignoramento che il deejay italiano ha commentato con una storia Instagram in cui canticchia: “mormora… la gente mormora“, ma che ha attirato l’attenzione di tutti i suoi fan social e non solo.

Gianluca Vacchi ha rotto il silenzio ufficiale che lo legava al fattaccio accadutogli in piena estate e ha rilasciato un’intervista al Quotidiano.net in cui ha confessato di non avere particolari preoccupazioni per il suo futuro. “L’istituto ha messo in campo i suoi strumenti, io pagherò se e nella misura in cui il tribunale riterrà. Su questo non si discute – ha detto Gianluca Vacchi alla stampa – Ho avuto rapporti per centinaia e centinaia di milioni di euro con istituti bancari che ho sempre onorato. Quando gestisci un portafoglio di partecipazioni devi farlo in base a orientamenti strategici. – ha detto poi commentando anche il pignoramento di alcune quote del golf club Casalunga di Castenaso – Ero un golfista, avevo 2 di handicap, poi ho smesso e ho perso interesse. Mio padre, inoltre, è morto da molto tempo. Non c’era più motivazione per continuare a investire lì e ho venduto a una compagine societaria”.
“La rete è democratica, se non ti va bene puoi ‘cambiare canale’ – dice commentando il suo successo e le critiche ricevute sui social – Io ho sempre vissuto così. E sui social network non ho maschere, non ho costruito un personaggio virtuale che differisce dal reale. I social mi hanno solo aumentato la platea. Il problema è sociologico: i giovani vivono in un vuoto emulativo. Se fossi un giovane, in chi dovrei identificarmi? In un politico non credo, in un imprenditore della terza età che fatica a lasciare la poltrona nemmeno, gli sportivi sono a tempo determinato. Magari vedono in me qualcuno che ha fatto un po’ tutto. L’attività di cui vado più fiero? Da un punto di vista culturale è quella dei social network. Credo che tra 30 anni il mio caso si studierà a scuola”.
