Il rispetto è “la parola chiave anche dello sport in tutte le sue forme: il rispetto nei confronti di se stessi, degli altri, del contesto, della natura che ci circonda, della nostra città, del bene comune. Se ne parla tanto, è un principio declamato che lo sport certamente allena e che noi dobbiamo cercare di promuovere offrendo delle opportunità. Più sport riusciamo a mettere a disposizione nelle scuole, nelle nostre città, più riusciamo a aiutare chi non riesce a fare sport per tante ragioni, per problematiche economiche, per problematiche anche di carattere fisico”. Lo ha detto il ministro dello Sport e i giovani, in collegamento con l’Istituto Primo Levi di Torino, per Sky Up The Edit dedicato proprio al rispetto.
“Più sport riusciamo ad offrire e più promuoviamo la cultura del rispetto e dobbiamo promuoverlo anche attraverso la promozione dei suoni esistenti. C’è bisogno della capacità di testimoniare la pratica del rispetto. Questo dipende anche dal modo con il quale parliamo, dal modo con il quale ci relazioniamo, dal modo con il quale ci confrontiamo anche quando non siamo d’accordo. Molto spesso lo chiediamo agli altri e invece dobbiamo essere noi per primi, tanto più quando siamo figure istituzionali, a dimostrare che questo principio, questo valore, è essenziale per la vita, per la qualità della vita e anche per il rispetto al punto della vita stessa. Vale tutti i giorni nelle nostre città, nei nostri contesti, vale tanto più quando sale a livello internazionale, dove non c’è rispetto non solo non c’è la vita ma c’è la guerra”.
“E’ tutto molto chiaro, tutto apparentemente semplice, dobbiamo soltanto provare il piacere di praticarlo e il rispetto passa proprio per la relazione tra le persone, passa per l’educazione, passa per la gentilezza, passa per la sensibilità. Ora non è che vogliamo il mondo ideale ma certo tendiamo comunque al miglioramento, questo è l’altro aspetto che lo sport ci insegna, prima ancora della competizione, migliorare se stessi, migliorare la propria prestazione, migliorare il proprio comportamento sportivo”.
Violenza ultrà non appartiene a questo mondo, non sono tifosi
“Il problema è che la violenza, la mancanza di rispetto non appartengono allo sport: appartengono purtroppo alla società della quale lo sport è certamente parte, perché non è un mondo a parte. C’è una diseducazione nel linguaggio, nella postura quasi in alcuni casi, ma è limitata a poche persone. Noi dobbiamo cercare di distinguere, continuare l’opera incessantemente dell’educazione, della comprensione del valore del rispetto”. Lo ha detto il ministro dello Sport e i giovani, Andrea Abodi, rispondendo alla domanda sulla violenza ultrà fatta da uno studente dell’Istituto Primo Levi di Torino, nell’ambito dell’iniziativa di Sky dedicata al rispetto.
“Se si vuole essere tifosi bisogna rispettare le regole dello sport, o altrimenti sei un delinquente, altrimenti sei a volte anche un assassino. Quello che è successo al pullman dei tifosi del Pistoia Basket non è un indicatore di una anomalia sportiva: non è che il basket sia caduto nella voragine della violenza. E’ che evidentemente ci sono delle persone che hanno un rapporto con l’umanità e con la socialità molto critico, ma questo con lo sport non c’entra nulla. Dobbiamo fare in modo che lo sport continui a testimoniare correttezza, quindi è fondamentale che i protagonisti dello sport testimonino in campo, testimonino nel linguaggio, la correttezza che possa aiutare a comprendere questo valore. E chi non rispetta le regole deve uscire fuori dal sistema, deve uscire fuori da uno stadio e non può essere considerato un tifoso”.
Carta di identità per gli account? Ci proveremo
Anche Andrea Abodi ha subito insulti sui social, “e come reagisco? Male, nel senso che ci rimango male perché rimango una persona e mi dispiace quando qualcuno manca di rispetto alla persona. E mi dispiace quando avviene soprattutto senza conoscere le cose, senza conoscere le persone. E anche nell’anonimato: non si ha neanche la capacità di metterci la faccia e dire ‘mi chiamo così, la penso così’. E’ una cosa che dei social non apprezzo”. Lo ha detto il ministro dello Sport e i giovani, rispondendo alla domanda di una studentessa della terza classe dell’Istituto Primo Levi di Torino, nell’ambito dell’appuntamento di Sky dedicato al rispetto.
Dei social “apprezzo la libertà, apprezzo la possibilità che viene data a tutti di parlare, ma anche il senso della responsabilità. E questa idea dell’anonimato mi sa tanto di un colpo alle spalle, di un colpo a tradimento. Ho iniziato a frequentare i social quando ero presidente della Lega Calcio Serie B. A un certo punto ho cominciato a rispondere, ma nel senso di spiegare. E ho passato molto tempo e ho messo a repentaglio la mia salute e la mia vista, perché mi intestardivo all’idea che si dovesse spiegare alle persone. Mi piacerebbe farlo anche adesso, ancora di più per la responsabilità che ho, perché penso che le istituzioni debbano rispondere, ma non rispondere nel senso di mettersi su questo piano, quello del contrasto. Perché molte volte quello che viene scritto è il frutto appunto dell’ignoranza”. Al termine dell’intervento la conduttrice ha chiesto una norma che rendesse obbligatoria la carta di identità per aprire un account: “ci proveremo”, ha risposto Abodi.
Ragazzi in campo migliori dei genitori in tribuna, serve rispetto arbitri
La mancanza di rispetto verso gli arbitri da parte dei famigliari dei ragazzi in campo cresce, e “non tanto da ministro, ma da padre sto vedendo anche questo aspetto delle serie minori, le giovanili, e mi rendo conto di quanto, soprattutto i genitori e a volte anche i nonni, abbiano un problema di educazione al rispetto che poi si trasferisce nella dimensione dei propri figli, dei propri nipoti. Se si gioca è perché c’è un arbitro”. Lo dice il ministro dello Sport e i giovani, Andrea Abodi, rispondendo alla domanda di uno studente dell’Istituto Primo Levi di Torino nell’ambito dell’iniziativa di Sky sul rispetto.
Mentre “i ragazzi e le ragazze in campo sono migliori di chi sta in tribuna. Quello che stiamo cercando di fare con le federazioni è far comprendere che nei protocolli formativi dei formatori deve entrare anche l’educazione, che non è un tema scontato, perché io preferisco sempre un allenatore un po’ meno bravo dal punto di vista tecnico, ma che riesca a formare il ragazzo per lo sport e per la vita”.
