Il giorno della memoria: per non dimenticare… “quando Dio morì ad Auschwitz”

Oggi 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, una giornata triste ma gioiosa al tempo stesso: ecco perchè

Il giorno della memoria: per non dimenticare – Memoria, “funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata, di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo”. Il Giorno della Memoria è chiamato così per far innanzitutto riprodurre nella nostra testa tutto ciò che prima del 27 gennaio 1945 gli ebrei vissero sotto le brame del popolo tedesco che governava sulle loro vite e decideva chi doveva continuare la propria esistenza e chi invece avrebbe dovuto morire. Poi per riconoscere il passato cruento vissuto da questo popolo durante la seconda guerra mondiale. Ed infine per localizzarlo nel tempo e nello spazio al fine di evitare che queste atrocità si ripetano. Il termine “memoria” viene non usato a caso in questo quadro storico.

Il Giorno della Memoria celebra dunque un momento di tristezza, in cui vengono ricordati i morti che il destino ed i nazisti falciarono senza chiedersi troppo il motivo per cui facevano ciò, ma celebra anche un momento di gioia. Il momento in cui Auschwitz fu liberato dagli americani, che varcando il cancello del campo di sterminio non solo liberarono il campo di concentramento in se stesso, ma anche il mondo da una delle più brutte pagine di storia mai scritte prima. Sempre non a caso il motto del giorno della memoria è “per non dimenticare“. Per non dimenticare il dolore, per non dimenticare lo strazio di famiglie divise e distrutte, per non dimenticare la morte di ebrei, zingari, comunisti, gay. Per non dimenticare la morte di Dio. Come disse Hans Jonas infatti, Dio è morto ad Auschwitz”.