Dall’uso di tempi e modi verbali ai falsi amici: i più comuni errori che gli italiani fanno in inglese

Italia ultima in Europa per conoscenza dell'inglese: gli errori più comuni commessi dagli italiani

Secondo i dati l’Italia è ultima in Europa per conoscenza dell’inglese, in buona compagnia della Francia, e, del resto chi non ha un amico che non azzecca mai neanche l’uso dei termini più semplici o non ha fatto in prima persona qualche grosso strafalcione quando in vacanza ha provato a chiedere delle informazioni? La “colpa”, se proprio se ne dovesse cercare una e una soltanto, è del modo in cui si impara inglese in Italia: sui banchi di scuola e come se la conoscenza di una lingua si esaurisse con quella delle sue principali regole grammaticali o sintattiche. Questo spiega, tra l’altro, perché sono sempre più numerose le persone, anche adulte, che scelgono di seguire corsi e lezioni di inglese su Preply e provano così a migliorare le proprie competenze linguistiche. Quali sono, però, le principali difficoltà e quali i più comuni errori che gli italiani fanno in inglese?

Ecco i più comuni errori che gli italiani fanno in inglese

Il primo è più che altro un errore di approccio alle lingue in generale e non solo all’inglese: la maggior parte degli italiani crede di dover tradurre parola per parola, costrutto per costrutto e finisce così per dar vita a frasi o discorsi che hanno davvero poco senso nell’altra lingua. Sarebbe tutto più facile se, quando ci si sta cercando di esprimere in una lingua straniera, si pensasse non tanto a come si potrebbe tradurre ciò che si vuole dire quanto a come si esprimerebbe un madrelingua, questo richiede però di conoscere almeno un po’ anche la cultura in questione oltre che l’idioma.

Il “vizio” di tradurre ogni cosa fa sì per altro che tra i più comuni errori che gli italiani fanno in inglese ci sia un periodare lungo, complesso e pieno di subordinate, quando invece gli inglesi preferiscono le frasi più semplici e sintetiche. Più punti si mettono nel proprio discorso, per altro, e più difficile diventa sbagliare tempi e modi dei verbi che, non di rado, sono le principali vittime del passaggio dall’italiano all’inglese. Di certo, infatti, un madrelingua italiano non penserebbe mai di usare una forma di passato per parlare di qualcosa – come studiare una lingua straniera, per fare un esempio a tema – che si fa ancora adesso, eppure in inglese lo si può fare se è qualcosa che si è cominciato a fare tempo fa – il past continuous è, anzi, il tempo più corretto per dire che si sta studiando una seconda lingua dalle scuole elementari – ed è questo forse l’esempio più semplice che si possa fare a riguardo.

Da come usare i verbi make e do, a se termini come people o everybody siano singolari o plurali e passando per le preposizioni reggenti o per come accordare termini che in inglese sono neutri, tra i più comuni errori che gli italiani fanno in inglese ci sono però soprattutto quelli che derivano dai cosiddetti “false friends” e, cioè, da termini o espressioni e costruzioni della frase che sembrano esattamente identici in italiano e in inglese e, invece, hanno significati o usi completamente diversi. Cosa sono e perché fare attenzione ai falsi amici lo si capisce facilmente tenendo conto che anche semplici termini come parents o actually non significano “parenti” o “attualmente” come si potrebbe pensare (ma “genitori” e “in realtà”). Similmente insidiosi sono, per finire, quei termini e quelle espressioni che hanno più di un significato in inglese ma che vengono utilizzati, quando tradotti, solo quello più simile all’italiano (come avviene con economy che è certamente la disciplina, ma anche e soprattutto la condizione economica di un paese).