Dj Fabo, la lettera-testamento scritta prima di morire: “vi racconto com’era la mia vita da sano” – Arrivato ai clamori della cronaca come mai nessuno si augurerebbe di arrivare Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo è deceduto ieri in Svizzera dopo un’agonia che l’ha costretto a giorni di dolore e sofferenza. Il milanese che amava la musica e la vita infatti ha visto spezzarsi i suoi sogni quando un incidente d’auto l’ha costretto a rimanere su un letto cieco e tetraplegico, avendo bisogno costantemente di qualcun altro per aiutarlo anche nelle funzioni vitali più semplici oltre che dell’ausilio delle macchine 24 ore su 24.
Dj Fabo, la lettera-testamento scritta prima di morire: “vi racconto com’era la mia vita da sano” – Aveva chiesto di morire Dj Fabo, con quella voce e quella disperazione che solo chi arriva a pensare alla morte come ad una liberazione può fare. Fabiano però non è potuto morire in Italia, ha dovuto auto esiliarsi in Svizzera dove è possibile praticare l’eutanasia. Aldilà dei problemi politici e sociali che può aver sollevato il caso di Dj Fabo quello che colpisce è l’amore per la vita di questo ragazzo che ha dovuto rinunciare a tutto per un maledetto maledetto maledetto incidente. Prima di andarsene Fabiano ha voluto però lasciare una lettera testamento per raccontare la sua storia, breve ma intensa, dura ma felice, di questi 40 anni vissuti su questa terra. Ecco le sue parole:
Dj Fabo, la lettera-testamento scritta prima di morire: “vi racconto com’era la mia vita da sano” – “Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all’età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, Villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica. Da sempre lavoratore, appena diplomato da geometra, inizio a lavorare per svariate aziende. Per otto anni lavoro con la mia seconda passione, il motocross, dove mi occupo del reparto commerciale del team supermotard Daverio (durante le competizioni più importanti: mondiale ed italiano) e contemporaneamente lo pratico come sport. Nel 2009, a causa di un incidente durante una gara, sono costretto ad abbandonare il mondo del motocross”.
Dj Fabo, la lettera-testamento scritta prima di morire: “vi racconto com’era la mia vita da sano” – “Contemporaneamente, in questi anni, mi trasferisco, nei periodi estivi, a Ibiza per un periodo di studi dove ricomincio a lavorare con la musica più moderna. Forse a causa della magica influenza dell’isola, forse per vocazione, subito mi rendo conto che il mio unico e vero posto è dietro la consolle! È così che in un momento, ringraziando gli studi di musica del passato, la mia musicalità e le numerose conoscenze di dj set, in poco tempo inizio a suonare un po’ ovunque. Mi licenzio da un contratto a tempo indeterminato a Milano, ma ormai capisco che il mio posto è altrove. Per lavoro, passione e amore negli ultimi anni riesco a dividermi tra l’Italia e Goa, dove lavoro e vivo mantenendomi con la musica: scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita (India), capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in India. Mi trasferisco per otto mesi l’anno con la mia fidanzata e riconosco finalmente me stesso, dopo aver indossato numerosi abiti che mi andavano stretti”.
Dj Fabo, la lettera-testamento scritta prima di morire: “vi racconto com’era la mia vita da sano” – “Purtroppo in uno dei rientri in Italia, dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita. Giovane adulto sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, forse un po’ insicuro quando si tratta di scelte importanti da fare da solo. Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare il dolore sia fisico che mentale. Preferisco stare solo, ora, che non poter vivere come prima. Vivo oggi a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia. Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia“.
