In ogni vittoria c’è sempre un pizzico di fortuna. Il successo di Vettel a Melbourne non fa eccezione. Cosa sarebbe successo se Hamilton non fosse uscito dietro Verstappen dopo il primo pit stop? Non potremo mai saperlo, ma per fortuna o per altro, il britannico si è trovato proprio lì, consegnando al tedesco della Ferrari la vittoria del Gp d’Australia.

Per gli amanti della scaramanzia, quella dose di fortuna potrebbe derivare dal quadrifoglio verde, simbolo dell’Alfa Romeo, che in questa stagione Sergio Marchionne ha voluto inserire sulla livrea della Ferrari e sulle tute dei piloti. Ma cosa avrà di così beneaugurante questo ‘marchio? Per scoprirlo, bisogna tornare indietro nel tempo, esattamente intorno agli anni ’20, quando il quadrifoglio venne introdotto sulle Alfa Romeo. Fu Ugo Sivocci, di professione pilota, a dipingerlo sulla propria Alfa Romeo P1 in occasione della Targa Florio del 1923 per provare a mettere fine alle continue rotture delle sue monoposto.

Da buon campano, Sivocci si affidò alla scaramanzia e venne premiato, vincendo la sua prima corsa. Una gioia forte, seguita pochi mesi dopo da una morte tragica, arrivata a Monza durante una gara. E cosa c’entra il quadrifoglio direte voi? Ebbene, quel giorno sulla carrozzeria dell’Alfa di Sivocci non appariva nessun simbolo verde, visto che il cofano dell’auto era stato ridipinto dopo un danno in prova. Coincidenze? A voi le deduzioni, fatto sta che da quel giorno l’Alfa Romeo decise di fare di quel quadrifoglio verde l’emblema delle proprie auto. Dal 1923 al 2017 il passo è breve, il quadrifoglio appare per la prima volta sia sulla SF70H che sulla tuta di Vettel e la Ferrari vince il Gp di Melbourne. Scaramanzia? A noi piace pensarlo. Con una storia del genere del resto, chi non rimarrebbe affascinato?

