Nella giornata di ieri, nel profilo Instagram di Lewis Hamilton sono spuntati due video che hanno fatto molto discutere (tanto da essere stati cancellati in seguito). Dopo un rapido ascolto, è apparso chiaro che si trattasse di due pezzi della stessa canzone, “I’m not racist” di Joyner Lucas. Un brano molto significativo nel quale il rapper americano affronta la delicata tematica del razzismo, argomento sempre molto caro al pilota Mercedes. In questo caso, il rapper racconta attraverso il video e il testo della sua canzone i due ‘punti di vista’ della società americana, quello dei bianchi e quello dei neri, in un aspro confronto faccia a faccia.
Il primo a parlare è il bianco che si ‘preoccupa’ subito di voler esporre il suo punto di vista con rispetto. Nonostante dica più volte “i’m not racist but…” – “non sono razzista ma”, l’uomo elenca diversi pregiudizi e luoghi comuni sui neri in America. I neri spesso non pagano le tasse, sono drogati e alcolizzati. Non riconoscono i propri figli, ma riconoscono il diritto di avere un’arma per difendersi. Si lamentano dell’alto tasso di povertà, ma sono troppi pigri per trovarsi un lavoro e si guadagnano da vivere spacciando. Non provano ad integrarsi ma si lamentano che i loro diritti vengano calpestati (riferimento al movimento “Black Lives Matter”) e giudicano razzista un bianco se li chiama ‘nigga‘, mentre nel loro slang possono chiamarsi “negri” fra loro senza che sia un termine dispregiativo. Poi un consiglio: “tiratevi su i pantaloni, toglietevi l’oro dalla bocca, smettetela con la droga e vedrai che la polizia forse smetterà di uccidervi“. Parole forti che non sembrano aprire ad un dialogo e che contrastano incredibilmente con l’ultima frase: “è come se vivessimo nello stesso palazzo, ma divisi su due piani differenti, non sono razzista, c’è sempre una seconda versione in una storia, vorrei ascoltare la tua”.
Inizia dunque la seconda parte. Il nero prende la parola e la sua insofferenza si nota subito nel ‘disrispetto’ di chi non ha bisogno di evitare di sembrare razzista. Il primo punto ad essere smontato è quello in merito al movimento “Black lives matter” (le vite dei neri contano), al quale è stato affiancato “All lives matter” (tutte le vite contano): una sorta di protesta (necessaria) che viene attaccata con un altro movimento di protesta (inutile). Ad essere affrontatata poi è la questione della parola ‘nigga’ che ‘può essere usata’ dai neri perché condividono le stesse sofferenze di un passato di schiavitù e di un presente di discriminazioni. Mentre se usata dai bianchi questa parola perde del suo valore ‘identificativo’. Il ragazzo poi parla di quanto sia difficile trovare lavoro per un nero in America e che spesso, fare lo spacciatore è solo un modo per non morire di fame, non per fare soldi come spesso si crede. Senza contare poi il sentimento di paura che c’è verso la polizia: “non posso nemmeno guidare in pace, ogni volta che mi fermano per un controllo non so se mi uccideranno” (chiaro riferimento agli omicidi di alcuni neri da parte di poliziotti americani, dopo dei semplici controlli). Il discorso del nero termina anch’esso con una frase che tende alla riappacificazione: “amo i bianchi e li odio allo stesso tempo, spero che potremmo capirci in futuro, ma servirà tempo. Non sono razzista, è come se vivessimo nello stesso palazzo, ma su due lati differenti. Ci sono sempre due versioni in una storia, questa è la mia”. Da sottolineare il paragone fra i “due piani del palazzo” nel discorso del bianco, che rappresenta una visione comunque gerarchica, e “i due lati” nel discorso del nero, una metafora che tende più all’uguaglianza.

Il video si conclude con un abbraccio tra i due protagonisti che ammettono come sia impossibile “coprire una cicatrice come una semplice benda”, ma sperano per il futuro che i due punti di vista possano un giorno incontrarsi ed eliminare ogni contrasto e forma di razzismo, tanto dall’una quanto dall’altra parte. Messaggio che Hamilton, a modo suo, ha voluto trasmettere a tutti i suoi follower e che, vista l’eliminazione dei due video, sembra non essere stato recepito. Il pilota britannico è stato aspramente criticato per aver dato pià risalto alla parte degli afroamericani e per essersi esposto appoggiando una sorta di confronto così ‘nudo e crudo‘ (qualcuno ha minacciato di non comprare più macchine Mercedes a causa della violenza espressiva del filmato). Ironia della sorte, come spiega la stessa canzone, in futuro forse si potrà parlare di uguaglianza. In futuro, ma non adesso.
