Si accendono i motori domani sulla pista di Monza, per le prime prove libere del Gp d’Italia. Intanto oggi nel paddock del circuito brianzolo i piloti hanno incontrato i tifosi e la stampa, per raccontare le sensazioni con le quali arrivano all’appuntamento italiano.

Reduce dal secondo posto di Spa, Hamilton ha parlato dei suoi rivali: “mi manca un po’ il confronto che ho avuto con Sebastian lo scorso anno. Leclerc? Onestamente rispetto tutti i piloti sulla griglia di partenza, ma ovviamente ci si trova a stretto contatto con quelli che lottano per il podio, ed è con loro che ci si trova a confrontarsi in pista o a parlare in conferenza stampa”, ha dichiarato a Motorsport.

Il britannico della Mercedes ha aperto poi una parentesi sul suo futuro, dicendosi certo di voler proseguire la sua avventura in F1 almeno il prossimo anno: “so già che voglio continuare, al momento, amo ciò che faccio, forse avevo più dubbi un paio di anni fa di quanti ne abbia oggi, mi piace sempre più essere dove sono, ho una posizione più chiara oggi nella mia vita. La motivazione non è mai stata in discussione, non vedo l’ora di vedere come sarà la Formula 1 del 2021, come si evolverà questo sport, se sarà qualcosa che mi piacerà o meno”.

E all’idea di vedersi in un altro team, Hamilton ha affermato: “posso immaginarlo, ma allo stesso tempo so quanto ci vuole per costruire quello che oggi ho nella mia squadra. Quando sono arrivato in Mercedes il team si trovava in una fase di crescita e ci sono voluti anni per arrivare a renderlo ciò che è oggi. Oggi so che in un’ipotetica altra squadra dovrei aiutare a ricostruire un ambiente familiare, riavere ciò che mi permette di svolgere al meglio il mio lavoro. Quando ero in McLaren c’erano delle piccole cose che però non erano l’ideale. Faccio degli esempi: nel box non c’era il posto per il mio casco, c’era sempre un po’ di confusione tra i meccanici, parlo di dettagli, che possono essere viste come piccole cose, ma personalmente fanno la differenza quando ti prepari a salire in macchina. Quando sono arrivato in Mercedes abbiamo apportato molte modifiche a tanti aspetto, abbiamo un posto per tutto. Faccio un altro esempio: la mia stanza è adiacente a quella degli ingegneri, mi permette un dialogo più stretto ed è cruciale. Spesso gli ingegneri sono molto testardi, molto radicati nei loro modi di fare: “facciamo così da molti anni!”. A volte devi scuoterli un po’ ed essere categorico: “No, proviamo in modo diverso”. E ci vuole molto tempo per arrivare ad avere questo tipo di rapporto. Se andassi in un’altra squadra potrebbero anche accogliermi dicendo: “chi è questo fottuto ragazzo, che mi vuole insegnarci a lavorare?”. Devi creare una relazione con loro, in modo che si fidino di te, e per creare un nuovo percorso, un nuovo modo di pensare, e ci vuole tempo”.

“Quando fai parte della Mercedes, fai parte di una famiglia per la vita, quindi posso dire al cento per cento che finire qui la mia carriera mi renderà felice. Posso sempre guidare una Ferrari stradale, giusto? Sarò deluso dal non aver guidato una Ferrari di Formula 1? Non penso che ci si debba soffermare su contesti che non si conoscono. Vedo la macchina e adoro il colore, vedo la passione della folla, della squadra quando è sotto il podio, sono diversi da qualsiasi altro team. Ma non so se questo è nel mio futuro. Il tempo lo dirà”, ha aggiunto Hamilton prima di raccontare cosa provano i piloti dopo una tragedia come quella della scorsa settimana a Spa, dove Hubert ha perso la vita in seguito ad un incidente: “ti rendi conto di colpo che può succedere. L’abbiamo provato in Giappone nel 2014 (il riferimento all’incidente di Jules Bianchi), mi era successo quando avevo 11 anni e correvo nei kart quando morì un ragazzo mio coetaneo. È un pugno dello stomaco, sono stato male. Non so come sia stato per gli altri piloti lo scorso weekend, ma io sono stato male, non riuscivo a dormire, non riuscivo a credere a ciò che era successo. Quest’anno abbiamo perso Charlie Whiting poi Niki, eppure si va avanti. È triste, ma è la vita”.
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