
Un ciclone su Melbourne, ma non si tratta di un fenomeno atmosferico, bensì di Lewis Hamilton, capace di dominare le qualifiche del primo Gran Premio della stagione di Formula 1. Il pilota della Mercedes non ha lasciato scampo ai suoi rivali, rifilando alle due Ferrari un gap di oltre sei decimi, utile a far scattare i primi campanelli d’allarme nei box delle proprie dirette rivali. Che non siano gli albori di un nuovo dominio Mercedes? A dare un’occhiata approfondita, sembrerebbe di no visto che sono almeno due i fattori che possono strappare un sorriso sul viso degli uomini in rosso. Il primo riguarda il famoso bottone magico che il team campione del mondo utilizza nei momenti di difficoltà, un surplus di potenza che permette ad Hamilton e Bottas di staccare i rivali soprattutto in qualifica. Il nuovo regolamento 2018 che obbliga le scuderie di percorrere quasi 6.000 chilometri con la stessa power unit ha, però, ridotto considerevolmente la possibilità per la Mercedes di affidarsi al proprio bottoncino, obbligandola ad accantonare la procedura automatica di utilizzare la mappatura più spinta in Q3.

In questo nuovo Mondiale 2018, Hamilton e Bottas si affideranno al proprio prezioso manettino solo in caso di necessità e, i pochi decimi di gap rispetto agli avversari a pochi minuti dalla fine del Q3 di Melbourne, hanno spinto il campione del mondo ad utilizzarlo. Metà dei sei decimi di vantaggio ottenuti sulle Ferrari dunque è da attribuire al bottone magico, mentre l’altra metà è da attribuire ad Hamilton. Ma qui arriviamo al secondo fattore positivo per la Ferrari, che riguarda l’errore compiuto da Vettel alla curva 13 nel momento cruciale. Una distrazione costata qualche decimo e la prima fila, visto che il tedesco ha chiuso terzo alle spalle di Raikkonen. Se il giro di Hamilton è stato perfetto e quello di Vettel no e se il manettino è l’artefice di almeno tre decimi di quel vantaggio, allora la Ferrari può davvero sorridere, perché quei sei decimi di differenza con il campione del mondo non sono poi così reali.
