Con la pole position ottenuta a Montreal, Lewis Hamilton ha raggiunto Ayrton Senna nella classifica all-time di specialità, portandosi a meno tre dal primatista Michael Schumacher.

Un risultato pazzesco per il driver britannico, riuscito a coronare il sogno di accostare il suo nome a quello del suo idolo. Ayrton e Lewis rappresentano la quint’essenza del pilota, due atleti diversi tra di loro ma terribilmente vincenti. La diversità principale riguarda soprattutto il carattere, come sottolinea Paddy Lowe che ha avuto la fortuna di affrontarli entrambi: “Senna ed Hamilton fanno parte del gruppo dei grandi che hanno fatto la storia di questo sport. Parliamo di piloti in grado di tirare fuori un giro straordinario e penso che Lewis lo abbia dimostrato con la sua pole di sabato” le parole di Paddy Lowe riportate da Motorsport.com.

“Ha fatto qualcosa che non era nelle simulazione e che non sembrava essere a portata della Mercedes. Probabilmente dopo le Libere 3 pensavano che la pole l’avrebbe fatta la Ferrari, ma poi vedi Lewis andare in pista e fare qualcosa di incredibile. Ovviamente non possono farlo ogni sabato, ma quando serve qualcosa di veramente straordinario sono in grado di fare un giro che ti fa dire: ‘e questo da dove l’hanno tirato fuori. Penso che a livello caratteriale siano piuttosto diversi. La gente critica Lewis per alcuni suoi atteggiamenti, ma è un vero gentiluomo ed un pilota molto corretto. Duro, ma giusto. Con Ayrton le cose erano diverse.

Principalmente perché lottavo contro di lui, quindi forse questo cambia anche la mia prospettiva, perché io ero alla Williams e facevamo fatica a batterlo. Alla fine ci siamo riusciti nel 1992, anche se negli anni precedenti pareva impossibile, perché lui era spietato. Aveva diverse tattiche per intimidire gli avversari, ma questo faceva un po’ parte del gioco. Stavo parlando con Riccardo Patrese qualche giorno fa e, senza menzionare alcun caso particolare e tenendo presente che allora non esistevano le penalità per chi ostacolava in qualifica, lui era molto bravo ad intimidire gli altri per evitare che gli dessero fastidio. Ora è un mondo molto diverso e Ayrton comunque ha giocato come bisognava fare allora“.
