L’evasione dalla scatola e i consigli di papà, a tutto Hamilton: “hanno provato a schiacciarmi, ma il mondo vuole il cambiamento”

Lewis Hamilton ha raccontato tutto di sè nel corso di una lunga intervista concessa a Sportweek

LaPresse/Photo4

Una stagione esaltante, un duello maschio e ruvido che, alla fine, ha premiato Lewis Hamilton, consegnandogli il quarto titolo mondiale della sua storia. Una cavalcata pazzesca quella del britannico, riuscito dopo la sosta a ribaltare la classifica e a beffare uno sfortunato Sebastian Vettel. Niente da fare per il tedesco, costretto a rendere l’onore delle armi ad un pilota pressoché perfetto, capace di non sbagliare un colpo nell’arco di una stagione lunga, difficile e imprevedibile. Lewis non ha mai tradito le attese, così come la sua Mercedes. Sempre a traguardo e sempre a punti, un vero pilota robot capace di sfruttare appieno il potenziale della sua monoposto. Dalla pista al mondo privato è un attimo, Hamilton non ama nascondere nulla, spiattellando al mondo tutte le sue emozioni e i suoi viaggi. Questa volta però ha deciso di farlo in maniera diversa, non tramite i social, bensì nel corso di una lunga intervista rilasciata a Sportweek.

Permettere alla propria mente di esplorare altri mondi e un grande stimolo. Non stare fermi al proprio posto, alla propria scrivania,  ti regala energia e potenza. Se penso a come mi sentivo anni fa ho in testa un’immagine; sono legato con cinture in chiodate al terreno e non posso muovermi. Mi sono liberato. Nello sport ad alto livello tutti, dall’inizio, ti dicono come ti devi comportare. Invece devi lottare per trovare la tua giusta dimensione. Negli ultimi cinque anni sono evaso da una scatola e mi sono sentito meglio, non è semplice perchè non è previsto, tutti iniziano a dire che non sei concentrato e cosi via. Mentre in realtà puoi fare comunque tutto bene ed essere preparato al massimo. Ciò che ho inseguito e, sto cercando la parola giusta, è diversity. La diversità e molto importante nel mondo attuale, lo vediamo in tanti campi. All’inizio della carriera mi bastava essere in Formula 1, mi dicevo che era il miglior lavoro del mondo ma ero infelice. Fuori dall’abitacolo non ero a posto, non mi sentivo completo. Non riuscivo a sfruttare il mio potenziale, usavo solo il 10 per cento. Adesso, negli ultimi due anni in particolare, è cambiato tutto, sono un’altra persona. Imparo, leggo, provo esperienze diverse, educo me stesso ed e qualcosa che amo. E quando torno in pista faccio sempre il lavoro migliore del mondo. Quando sei sereno cambia tutto. Sono un essere umano, anch’io ho i miei momenti no, ma insegno sempre la felicità“.

Una vita sempre a contatto con i vip, un mondo ovattato quello di Hamilton che però segue un programma ben stabilito con la propria assistente Ellen, con lui ormai da 12 anni.

Sono molto fortunato. Da 12 anni ho la stessa assistente, Ellen. Ogni settimana ci sediamo a fare un piano che puntualmente ribalta, è difficile lavorare con me: è capitato di volare a New York per starci un’ora e tornare. Ma ho addosso un sacco di energia, se non la uso mi sembra di sprecarla, mi spengo. Ci dimentichiamo spesso che non siamo eterni, abbiamo poco tempo. E non voglio buttar via neanche un minuto. Ci si riposa solo dopo morti. Ho paura di perdermi qualcosa, così vivo giorni molto lunghi. Vengo da Stevenage che ha pochi abitanti, e adesso ho tutto il mondo a disposizione. Conosco moltissima gente, dopo ogni gara accendo il telefono e trovo centinaia di messaggi. Voglio rispondere a tutti e a volte ci vuole l’intera settimana. In questo momento non nascondo nulla del mio essere, magari in futuro lo farò con un’eventuale relazione stabile. Ne ho avuta una sotto i riflettori ed è stata dura, ho imparato la lezione e non capiterà più“.

Un pilota che ha abbattuto gli schemi, un personaggio a tutto tondo che non rinuncia alla vita mondana. Sono tanti gli stili di vita, Hamilton ha il suo e non ha intenzione di cambiarlo:

Quando sono arrivato in Formula 1 molti mi dicevano: “questa è la forma in cui devi stare, è quadrata e quindi devi diventare quadrato, qualunque sia la tua di partenza”. Un atteggiamento che schiaccia la personalità. È uno dei grossi problemi del mondo di oggi: la soppressione delle idee. Per non accettarlo devi avere un’altitudine mentale forte, credere in te stesso, nei tuoi valori, nella direzione e nel viaggio che hai intrapreso. Ci arrivi con la maturità, con fatica e dolore. Andavo a casa dopo le gare, leggevo cosa veniva scritto e mi dicevo: “se solo conosceste cosa c’è nel mio cuore. Spargete merda su di me, ma chi siete per giudicare? Non sto offendendo nessuno, faccio solo la mia vita”. Ma sono molto orgoglioso del mio essere differente, di quello che abbiamo fatto come famiglia. E dev’essere così, è giusto. il pubblico oggi vede Max Verstappen, un giovane diverso dagli altri, ha amato cosa hanno portato le sorelle Williams nel tennis. Scopre gente nuova arrivare con atteggiamenti nuovi, abbiamo bisogno di chi produce cambiamenti. Chi coinvolgerei tra i piloti nella mia vita? James Hunt. nessun dubbio. Tra quelli di oggi direi Daniel Ricciardo. Se melo portassi a Miami una settimana ci sarebbe divertimento assicurato per tutti. Ma in assoluto James, un grande“.