Periodo di cambiamenti in Formula 1, come non succedeva ormai da parecchi anni, 40 per l’esattezza. Finisce un’era, quella di Bernie Ecclestone.

Messo da parte da una società, la Liberty Media, che si è messa in testa di cambiare le carte in tavola. Dopo aver fatto girare la giostra per tutto questo tempo, ciò che resta a Mister E è solo un ruolo da comprimario, una carica da presidente onorario che non rende onore alla sua figura. Una situazione difficile da gestire per Ecclestone, a cui non è certo mancato il sostegno di uno dei suoi più datati amici, quel Flavio Briatore che ha raccontato le sue impressioni sulla vicenda ai microfoni della Gazzetta dello Sport. “Reputo che questo passaggio di estromettere Bernie non sia stato molto elegante. Ed è vero che io a Bernie sono molto legato: ha finanziato in parte l’operazione Ligier e poi Minardi, che poi ho venduto ad Alain Prost e a Gabriele Rumi.

Abbiamo condiviso la medesima visione della F.1 e Bernie ha sicuramente regalato fama e successo anche a chi non se lo meritava. La Liberty Media? Finora è stata una grande operazione finanziaria, ma di prodotto si è parlato ben poco. Il quadro della F.1 è desolante: la maggior parte dei team è in crisi perché ha difficoltà finanziarie, i circuiti sono al collasso. Silverstone è a rischio, quella di quest’anno sarà l’ultima edizione per Singapore e anche la Malesia sta per lasciare. Gli unici che ci hanno guadagnato sono stati i promotori della Cvc. Come può reggersi uno sport in queste condizioni?”. Per il futuro, Briatore ha la soluzione: “c’è bisogno che la F.1 torni ad essere un campionato del mondo piloti e non degli ingegneri.

Liberty deve tornare al più presto a congelare i motori, come alla fine dell’era degli aspirati quando c’erano 12 macchine in un secondo”. Ad Ecclestone non rimane che la carica da presidente onorario da accettare: “non ha senso restare senza poter incidere, senza avere deleghe. Quando ti offrono queste cariche è bene toccarsi…le palle! Un episodio che mi lega a Bernie? Non posso mai dimenticare quando Eddie Jordan fece sequestrare le Benetton a Monza 1991 dopo che gli avevo soffiato Michael Schumacher. Eravamo a Villa d’Este e con Ecclestone tirammo l’alba per risolvere la situazione: lui saltava da un divano all’altro e ogni tanto beveva un bicchiere. E’ stata l’unica volta che l’ho visto alticcio”.

