Una lunga intervista per raccontare se stesso e il suo rapporto con la Ferrari, una chiacchierata per sottolineare come il Cavallino continui ad affascinare in maniera esponenziale Sebastian Vettel. Il mondo di Seb è diverso rispetto a quello dei suoi colleghi, nessun profilo social e pochi eventi mondani, tutto il contrario del suo avversario Lewis Hamilton.

Famiglia, pista e figli… è questa la vita di Vettel: “il Motorsport ha significato tutto fino al momento in cui sono nati i miei figli. Sono contento di quanto ho fatto finora, non valuto l’esperienza basandomi sui successi ottenuti” le parole di Vettel a Motorsport.com. “A prescindere dagli obiettivi raggiunti, ho avuto l’opportunità di guidare monoposto incredibili ed emozionanti, così come di poter lavorare con grandi professionisti, fino al raggiungimento del mio sogno, che è quello di poter guidare per la Ferrari. Ovviamente il mio capitolo non è chiuso, perché con la Ferrari ci voglio vincere, ma complessivamente credo di essere molto, molto felice. Se c’è una cosa che amo, come nei primi giorni in cui ho iniziato, è guidare una macchina da corsa e lavorare con una grande squadra. E oggi sono ancora in una fase della mia carriera in cui non riesco ad immaginare un mondo senza questo contesto. Ma indubbiamente col passare degli anni ci poniamo delle domande. Alcuni aspetti, come quello di essere sempre sotto i riflettori e davanti alle telecamere, ad alcune persone piace, ma a me molto meno, anche se capisco che fa parte del lavoro che svolgo.

Ma ripeto, nel mio caso la grande motivazione è guidare una monoposto e lavorare in un team. Amici nel paddock? Ci sono molte persone con cui mi trovo bene e con cui trascorro molto tempo, non credo sia fondamentale andare a bere una birra insieme durante la settimana tra una gara e l’altra per considerarsi amici. Un buon modo per valutare un rapporto d’amicizia credo sia anche il rimanere in contatto quando si lascia questo paddock. Se poi mi si chiede quanti amici stretti ho nella vita, rispondo che possa essere un numero di due o tre, e sono quelli che ho da molto tempo“.

La pressione è una componente che secondo Vettel non deve mai mancare in un pilota: “quello che chiedo a me stesso non è cambiato nel corso degli anni: sono sempre io a mettermi più pressione di quanta me ne mettano dall’esterno. Sono convinto che dovremmo sempre essere noi stessi a decidere della nostra vita, nessuno più di te stesso sa giudicare se hai fatto o meno un buon lavoro, se hai ragione o non hai ragione. Detto questo, puoi decidere tu quanta pressione metterti. Se esageri con le aspettative poi fai fatica ad andare avanti e non stai bene con te stesso. Scegliere i compagni di squadra? Non è una decisione che spetta al pilota, non credo sia corretto.

Ovviamente lavorare con un pilota che stimi e rispetti è molto più facile, soprattutto considerando che spesso in Formula 1 c’è chi tende a complicare le cose molto più del necessario. Lavorare con qualcuno che si conosce, che non fa politica e confusione, è un valore aggiunto, ed è per questo che Kimi è probabilmente il migliore compagno di squadra che abbia mai avuto: è una persona diretta. Ma non mi sono trovato male anche con Daniel Ricciardo, mentre con Mark Webber a volte abbiamo avuto delle divergenze. Ma dobbiamo anche tenere conto che rappresentavamo due generazioni differenti di piloti, quindi fin dall’inizio della nostra convivenza non siamo mai stati più vicini del necessario“.

Tra punti di forza e punti deboli, Vettel non si sbilancia: “bisogna chiederlo ad altre persone, non a me. In merito alle debolezze… a volte posso diventare molto testardo, troppo testardo e probabilmente ci sono anche altre cose. È meglio se chiedete i punti di forza. Sono molto felice e onorato di correre per la Ferrari, ma voglio vincere. Misuro la felicità con il successo? Probabilmente no, ma ciò che mi rende felice è uscire dalla monoposto e dire che ho fatto tutto quello che potevo fare con la mia performance personale. Ma anche sapere di avere una squadra dietro di me, vedere che lavoriamo tutti nella stessa direzione, è qualcosa che regala soddisfazione.

Poi, a parte quello che fa parte della mia vita ‘racing’, c’è tutto il mondo privato che ho a casa. Non mi considero diverso dai miei coetanei, anche se ho un lavoro molto speciale che fanno solo venti persone al mondo. In termini di difficoltà, paure e sfide, credo che le mie reazioni siano quelle di una persona normale, con un lavoro ordinario, che non viene considerata qualcosa di speciale. Credo che con l’invecchiare aumenti progressivamente la preoccupazione per la propria salute e per quella delle persone a cui si vuol bene, quando sei giovane semplicemente non ci pensi, non hai paura di nulla poi certamente pensando al futuro, qualcosa spaventa”.

Sulla stagione in corso, Vettel sottolinea: “abbiamo una monoposto vincente ed anche ulteriori margini di miglioramento. La mia opinione è che abbiamo già dimostrato molto, e credo che la direzione presa dal team sia quella giusta. Ora si parla di fortuna o sfortuna. Non credo nella fortuna, intendo in generale, come principio, ma abbiamo visto delle cose non andare nelle direzione in cui speravamo. Alla fine credo che la ruota giri, e ciò che oggi è accaduto a noi, può accadere anche ad altri, anche se non è ciò che auguro a nessuno. Quello che voglio sottolineare è che fa parte delle corse.

Abbiamo avuto molti weekend di gara senza alcun imprevisto, poi sappiamo cosa ci è accaduto nell’arco di poche settimane, ma credo anche che completare una stagione così lunga senza problemi sia molto raro. Abbiamo il passo per vincere le prossime gare, ed è su questo che dobbiamo concentrarci. Peggio Baku o Singapore? Penso che la sera di Baku sia stata peggiore, perché ho sentito di aver deluso la squadra. Abbiamo perso una potenziale vittoria per un mio errore, mentre se ripenso a quanto accaduto a Singapore credo che sia stato un episodio di gara, come a volte accade nelle corse. E’ stata una circostanza sfortunata, credo di aver visto molti incidenti in partenza prima di Singapore e credo che ne vedremo anche in futuro, e se ti capita di essere coinvolto c’è poco che puoi fare. È arrivata in un buon momento? No. Ma probabilmente non c’è neanche un momento giusto per avere un imprevisto del genere, è successo e dobbiamo andare avanti e concentrarci su ciò che possiamo controllare”.

Vettel si sofferma poi sulle parole del presidente Marchionne: “dopo un paio d’anni ho la sensazione che molte volte ciò che dice venga tradotto in modo un po’ troppo duro. Il Presidente parla in modo diretto, e credo abbia ragione. C’è sempre un motivo preciso dietro le sue dichiarazioni, ed è sempre corretto. Ma ci sono persone che tendono a fare sempre un gran rumore. All’interno della squadra sappiamo che ciò che dice ai media sono le stesse cose che conferma nel team, ma all’esterno viene riportata come una grande notizia, e a volte si creano un po’ di turbolenze che non portano nulla. Nel tempo il team ha imparato a gestire questi aspetti, e oggi non facciamo molto caso a cosa arriva da fuori.
Il Presidente ha un legame molto forte con tutti noi, è coinvolto nell’attività della squadra, e sappiamo tutti che è un uomo di grandi capacità. Quando valuta il nostro lavoro sa cosa è giusto e cosa no, e vuole che la Ferrari vinca come lo vogliamo tutti noi. Non credo che lui voglia mettere pressione al team, ma quello che dice viene tradotto dai media come tale. Il mio italiano? Mi imbarazza un po’, non è ancora come vorrei, desidererei parlarlo meglio. Sono timido, e non mi sento ancora pronto. Comunque, in effetti, ho altri tre anni per applicarmi e arrivare ad un buon livello. Mi ci metterò sotto“.
