Coraggio, come quello mostrato in occasione del primo pit stop. Determinazione, come quella dipinta sul volto di Vettel prima della partenza. Follia, come quel sentimento che non si può spiegare perchè appartiene solo a noi italiani.

La Ferrari è proprio così, ‘italiana’. Lo si capisce da tanti piccoli dettagli che, qualche mese prima, si faticava persino a intravedere. I meccanici che si abbracciano dopo una vittoria, Vettel che esulta via radio in italiano e prova a farsi capire rendendosi meno freddo e più passionale. Da Brackley a Maranello, venghino signori, venghino. La festa ha cambiato sede. Non più il cielo grigio dell’Inghilterra, ma quello azzurro con sfumature porpora di Maranello. Il dominio Mercedes è ormai giunto al capolinea. Attenzione però, nessuno dice che la Casa di Stoccarda non possa vincere entrambi i titoli mondiale, ma a differenza delle scorse stagioni ha finalmente trovato pane per i suoi denti. Maurizio Arrivabene ha individuato questa rinascita in tre capisaldi: coraggio, determinazione e follia. Tre punti da cui partire senza perdere quella bussola che potrebbe condurre verso un sogno chiamato Mondiale.

In Mercedes annusano già l’odore dei guai, i primi segnali sono chiari ed eloquenti: “l’ultima cosa che avrei voluto e pensato di fare era quella di dare a Valtteri l’ordine di far passare Lewis“, le parole di Wolff rilasciate subito dopo il Gp del Bahrain. E per essere solo la terza gara dell’anno, qualcosa che non va c’è eccome. Le sicurezze vengono meno, le certezze anche. La Ferrari adesso fa paura alla Mercedes e questa preoccupazione si coglie anche in vista della prossima gara in Russia, dove un’altra debacle delle Frecce d’Argento potrebbe spalancare le porte della crisi. Intanto da Maranello nessun proclama, si continua a lavorare duramente in vista del prossimo obiettivo: la strategia del silenzio paga, dalle parti di Brackley farebbero bene a drizzare le antenne.
