Il talento italiano racconta la sua evoluzione in Formula 1: dalla vittoria di Monza al rapporto con Wolff, Verstappen e Russell, fino al sogno di lasciare un segno nella storia del motorsport
“Ogni volta che salgo in macchina arrivo con qualcosa di nuovo, sento di avere più fiducia, un maggior controllo della situazione”. Andrea Kimi Antonelli corre veloce, ma la sua mente viaggia ancora più rapidamente. A vent’anni appena compiuti, il giovane talento italiano della Mercedes sta vivendo una stagione che lo ha proiettato al centro della scena mondiale della Formula 1, trasformando ogni gara in una nuova tappa di crescita.
Quando lo incontriamo nell’hospitality Mercedes a Madrid, sono trascorsi pochi giorni dal trionfo di Monza, un momento che Kimi porta ancora dentro con una nitidezza straordinaria: il passaggio sul traguardo, il podio, il boato del pubblico, la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale. Ma dietro ogni successo, Antonelli sa che c’è sempre una lezione da imparare.
Il suo approccio è quello di un pilota consapevole dei propri mezzi, ma ancora affamato di migliorarsi. Non a caso Toto Wolff lo ha paragonato a un’intelligenza artificiale per la capacità di assorbire informazioni dalla pista e trasformarle rapidamente in crescita.
Il paragone con l’intelligenza artificiale non lo sorprende, ma Kimi lo interpreta con grande concretezza.
“Certe cose vengono naturali, per altre bisogna sforzarsi di più. Per me la curva di apprendimento è ancora molto ripida, e quindi è normale che ogni volta che salgo in macchina imparo qualcosa di nuovo, anche se in certi casi non me ne accorgo subito. O magari mi adatto alla monoposto e guido in modo leggermente diverso per estrarre un potenziale maggiore”.
Una mentalità che racconta bene il momento del pilota italiano: non soltanto velocità pura, ma capacità di analizzare, correggere e trasformare ogni esperienza in un passo avanti.
Più complesso è stato invece il percorso legato alla gestione dell’energia, una delle grandi novità tecniche introdotte dal regolamento Formula 1 2026.
“Mi sono dovuto sforzare molto di più. La pausa invernale è stata molto intensa. Ho cercato di lavorare affinché mi venisse naturale, in modo da non doverci quasi badare, tanto immediata sarebbe diventata. In pista, soprattutto prima dei cambiamenti regolamentari, ci sono stati dei momenti in cui mi sono dovuto sforzare a livello di guida per aiutare la batteria”.
Un lavoro meticoloso che Antonelli ha affrontato con la stessa determinazione con cui sta costruendo la sua carriera.
La crescita di Kimi passa anche dai rapporti con altri giovani fenomeni dello sport italiano. Jannik Sinner, Marco Bezzecchi e Mattia Furlani rappresentano per Antonelli esempi di talento, disciplina e gestione della pressione.
“È bellissimo avere amici sportivi che competono ai massimi livelli, che capiscono cosa vuol dire gestire la pressione, i momenti prima di una gara, quando serve avere i propri spazi. Sono molto amico anche di Mattia Furlani, che ho incontrato a Monza. È bello avere legami di questo genere, perché ti danno una motivazione ulteriore per fare ancora meglio. Mi fa piacere vederli vincere, e vorrei fare altrettanto, se non meglio. Anche se fare meglio di Sinner è difficile”, racconta sorridendo.
Il rapporto più stretto è però quello con Bezzecchi. “Io ritengo Bez uno dei miei migliori amici. Ci supportiamo a vicenda, e quando posso vado alle sue gare. Quando siamo a casa entrambi usciamo a cena insieme, e i nostri gruppi di amici ci sono uniti. Quello che fa lui è proprio da pazzi”.
A Monza Antonelli ha voluto rendere omaggio anche a un’altra leggenda dello sport italiano: Valentino Rossi, dedicandogli un casco speciale.
Alla domanda su quale caratteristica della leggenda della MotoGP vorrebbe avere, Kimi non ha dubbi.
“Vale molto spesso le gare le vinceva ancora prima di scendere in pista. Era molto forte mentalmente. Sarebbe bello poter provare questa sensazione”.
Ma non solo “Come atleta, poi, Vale era molto completo, velocissimo, fortissimo in gara, soprattutto nei weekend che sembravano in salita, quando partiva indietro e riusciva a recuperare. Ed è riuscito ad attirare un pubblico vastissimo. Ancora oggi si vedono persone che indossano il suo merchandising alle gare di MotoGP anche se non corre più. Sarebbe bellissimo ricreare lo stesso effetto in F1: la stima, il supporto, il tifo. È una cosa molto bella”.
A Monza, almeno in parte, quell’effetto si è già visto. Il pubblico italiano lo ha accolto come un protagonista assoluto, con i tifosi Ferrari che lo hanno applaudito sul podio.
“La carica dei tifosi durante il GP è stata incredibile. Mi ha dato la spinta per cercare di fare ancora meglio. Il podio di Monza è il più bello dell’anno, e sentire tutti cantare l’inno all’unisono, intonare ‘Sarà perché ti amo’ e gridare il mio nome mi ha fatto venire la pelle d’oca”.
Il calore del pubblico italiano ha inevitabilmente alimentato le domande sul futuro e su un possibile approdo alla Ferrari, ma Antonelli ribadisce il suo legame con la squadra che ha creduto in lui fin da giovanissimo.
“Adesso sto bene dove sono. Sono contentissimo di essere in Mercedes, anche perché sento di avere un debito da ripagare nei loro confronti per tutte le opportunità che mi hanno concesso. Sono stati loro a credere in me quando avevo solo 12 anni. Mi hanno accompagnato in questo percorso di crescita e spero di cogliere tanti successi con loro in futuro. Poi si vedrà. Non escludo nulla, ma oggi l’obiettivo è vincere il più possibile con la Mercedes”.
Tra gli avversari che più lo stimano c’è Max Verstappen, quattro volte campione del mondo, che recentemente ha sottolineato come Antonelli non abbia bisogno di particolari consigli nella lotta al titolo.
“Da Max li accetto sempre volentieri i suggerimenti. Ce n’è sempre bisogno, soprattutto in certe occasioni. Max è un grande, ed è bello vedere così tanta stima da parte sua nei miei confronti”.
Antonelli racconta anche un episodio significativo dopo Monza: “È venuto a congratularsi con me dopo la gara, così come anche Lando. Sono questi gli atteggiamenti che fanno capire come Max sia un campione in pista, ma anche fuori. Nonostante i traguardi che ha raggiunto e il suo calibro, è una persona eccezionale”.
Diverso, ma altrettanto importante, il rapporto con il compagno di squadra George Russell, oggi il principale rivale interno nella corsa al titolo.
“C’è molta competizione tra di noi. Non nego che vogliamo batterci a vicenda ogni volta che andiamo in pista, ma tra di noi c’è sempre rispetto. Il rapporto dallo scorso anno è cambiato, ma resta positivo perché sappiamo bene entrambi quanto sia importante mantenere una buona atmosfera nel team. L’ultima cosa che desideriamo è una spaccatura interna”.
Antonelli ha portato in Mercedes anche una caratteristica molto italiana: una forte dose di scaramanzia: “Quando ero nei kart davo già segni di essere una persona scaramantica: usavo sempre le stesse scarpe, per esempio. Quando tornai in pista dopo l’incidente in cui nel 2020 mi ruppi la gamba e il piede, provai delle scarpe nuove, ma le prime gare non andarono come avrei voluto. Decisi così di tornare alle scarpe dell’anno precedente, e funzionò. Da lì in avanti sono peggiorato con la superstizione”.
Anche Toto Wolff, ammette Antonelli, ha qualche rituale. “Un pochino sì. Se non sbaglio sceglie un certo tipo di vestiti per alcune occasioni. Ma non è nemmeno lontanamente ai miei livelli”.
Il team principal Mercedes è stato però soprattutto una figura decisiva nei momenti difficili. “È stata fondamentale. Lui è sempre stato trasparente nei miei confronti. Mi ha sempre detto le cose come stavano. Lo scorso anno a Monza mi disse che mi sarei dovuto svegliare, perché c’era bisogno del mio contributo. Sono molto grato di poter contare su una persona come lui, che capisce il lato umano e quello sportivo, avendo corso”.
Nonostante la posizione di vertice nella classifica mondiale, Antonelli evita di parlare apertamente del titolo.
“Non è solo scaramanzia, ma anche mindset. Non parlo mai di campionato perché voglio evitare di pensarci quando mi metto in macchina. Mi renderebbe più teso. Il meglio che posso fare è guidare il più forte possibile, poi quello che sarà, sarà”.
Una filosofia semplice, ma estremamente efficace. Antonelli oggi è un pilota diverso rispetto a dodici mesi fa. “Ho imparato moltissimo su me stesso. Mi vedo in modo molto diverso rispetto allo scorso anno. Sono più maturo, ho un maggior controllo della situazione, delle mie emozioni. Ci sono ancora dei momenti in cui ho degli scatti di rabbia quando c’è tanta adrenalina. È normale. Ma sono in pace con me stesso”.
La velocità non gli è mai mancata. Ora sta costruendo tutto il resto: equilibrio, consapevolezza, gestione della pressione.
Kimi Antonelli corre verso il futuro della Formula 1, con l’ambizione dei grandi campioni e con quella spontaneità che lo ha già reso uno dei personaggi più amati del paddock. Un talento che vuole vincere, ma senza perdere la parte più autentica di sé.
