Non chiamatelo mai più “popolo del ciclismo“. Perché gente che sale sulle montagne due giorni prima delle corse, si ubriaca e quando arrivano i corridori tenta di farsi un selfie e accende i fumogeni, di ciclismo non solo non capisce niente ma manca anche di un minimo di rispetto nei confronti di quelli che dovrebbero essere i loro beniamini. Si tratta soltanto di protagonisti che per un secondo di popolarità in mondovisione farebbero qualsiasi cosa. E del ciclismo non gli importa proprio nulla, perché andare sulle strade è il modo peggiore per seguire le corse ciclistiche che soltanto la diretta televisiva riesce a raccontare in modo adeguato. Per i territori è una festa, una festa di paesi e città che accolgono il plotone e lo rispettano, applaudendo le mani dietro le transenne in modo composto e ordinato. Questo non è il popolo del ciclismo.
Se Nibali s’è dovuto ritirare da un Tour de France che era in corsa per vincere, è proprio per colpa di uno pseudo “tifoso” che si sporgeva dalle transenne e ha agganciato la ruota posteriore della bicicletta dello Squalo con il laccio della fotocamera. Le moto dell’organizzazione non c’entrano niente, come sembrava in un primo momento. Ecco le immagini:
