Vincenzo Nibali torna a casa dopo poco più di una settimana trascorsa in sella alla sua bicicletta al Tour de France. Ieri, durante la tosta salita dell’Alpe d’Huez, dove lo Squalo puntava alla vittoria, una terribile caduta ha mandato al tappeto il capitano della Bahrain Merida. Nibali è riuscito ad alzarsi e a portare a termine la sua corsa, ma dopo gli accertamenti in ospedale, che hanno evidenziato la frattura composta di una vertebra, Vincenzo è stato costretto a dire addio alla Grande Boucle.

“Lascio il Tour così ed è un peccato. Ci credevo di poter vincere la tappa. Non so se ce l’avrei fatta, non potrei dirlo, ma stavo bene. Me la sarei giocata. L’azione per rientrare? Ho spinto forte, sapevo che l’ultimo chilometro era quello più facile. Per ridurre il gap. Non sapevo quanti corridori mi avessero passato e mi mancava il respiro. Come quando da ragazzotti si cade e non riprendi fiato“, ha affermato alla ‘rosea’ lo Squalo.

Impossibile poi non commentare il bel gesto di Froome e dei suoi colleghi: Chris, appena saputo via radio della caduta di Nibali, ha fatto cenno ai suoi colleghi di rallentare per permettere allo Squalo di tornare in bici e avvicinarsi nuovamente a loro: “ho apprezzato anche il gesto di fair play che c’è stato, in una tappa così. Grazie. Ho visto qualche foto, sembra che tutti fossero schierati… io pensavo comunque solo a rientrare. Mi hanno mandato tantissimi messaggi. Da Froome, Bardet e Dumoulin. Mi hanno scritto Aru, Galliani… tantissimi amici. Prudhomme mi ha portato le scuse del Tour, penso non sia mai semplice una situazione del genere, quando accade una cosa così è sempre molto difficile. Spero possa servire in futuro per creare maggiore sicurezza agli atleti. E mi rivolgo ai tifosi: i fumogeni non servono a niente“, ha affermato il messinese.
“L’esito della risonanza ha confermato i timori. La dinamica? In quel punto c’era un restringimento e non c’erano le transenne, o se c’erano le avevano scavalcate. C’erano i fumogeni, due moto della gendarmeria che si sono andate a stringere. Era partito Froome, lo stavo seguendo, è successo il patatrac e sono andato giù con il sedere. Mi è mancato il respiro. Non so neanche chi mi ha preso e tirato su in bici, meno male che non era troppo grave altrimenti mi avrebbe fatto più male che bene. Non si può fare altro, ora… il dottore mi ha detto che a settant’anni avrò un po’ di mal di schiena. Mi dispiace. Era una tappa vera, di montagna, poteva venire fuori qualche cosa di bello. Invece lascio il Tour così“, ha concluso Nibali.
