E’ terminato domenica il Tour de France 2016. A trionfare, in maglia gialla, è stato Chris Froome, alla sua terza vittoria in carriera, seconda consecutiva. Un’edizione, quella appena finita, della Grande Boucle, noiosa e monotona, resa forse un po’ più divertente da Peter Sagan e la sua follia. Lo slovacco infatti ha fatto entusiasmare con le sue vittorie e le sue ottime prestazioni che gli hanno permesso di conquistare la maglia verde, la quinta consecutiva, e anche con le sue fermate d’emergenza e i suoi arrivi impennando nonostante il grande ritardo.

Felice e soddisfatto dei suoi risultati il campione del mondo del mondo in carica di ciclismo ammette: “devo ringraziare Dio per la vita che mi ha dato. È come un film. L’unica cosa che mi manca davvero è il tempo. Troppi impegni, troppe cose da fare. Ma devo accettarlo. Verrà un momento in cui ne avrò di più. Sapete, io sono convinto che ognuno di noi abbia un destino“.

Sagan appare sempre sorridente, in un mondo tutto suo, simpatico e appariscente, ma a volte anche lui cede all’ira: “mi arrabbio soltanto se sento che sembra che non faccia fatica, che le cose siano facili. Il ciclismo è uno sport durissimo e dietro questi risultati ci sono tantissimi sacrifici“, ha spiegato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

“Non bisogna essere ipocriti. I soldi ti aiutano a vivere meglio, ma non sono la cosa più importante. La salute, la famiglia, l’amore, gli amici veri vengono prima e non te li puoi comprare. Ho detto amici veri non per caso, perché molti ho scoperto che non lo erano e li ho dovuti cancellare. Sono delusioni che ti segnano“, continua poi il corridore slovacco che dimostra di essere modesto e di non sentirsi una celebrità: “non credo di essere così popolare in realtà. Nel ciclismo sì, ma fuori non troppo. A me piacciono gli sport che danno adrenalina.

Mi piace Tony Cairoli, un campione del motocross. Ammiro Valentino Rossi, nel motociclismo ci sono velocità e rischio. Amo lo snowboard e anche la mountain bike, certo”, ha concluso.

