Altri dettagli sulla morte di Marco Pantani, dopo la relazione della Commissione Antimafia. Per cercare di proteggere l’ex ciclista si era creato un patto tra gli ultras del Cesena, squadra di calcio per la quale da giovane Marco aveva anche giocato. E’ quanto riportato da ‘La Gazzetta dello Sport‘.
E’ quanto emerso dalle conclusione della Commissione Antimafia. In particolare è stato ascoltato Maurizio O., marito di una nipote della madre di Pantani che all’epoca dei fatti era ultras del Cesena. “Anche nel mondo degli ultras ci eravamo coalizzati chiedendo agli spacciatori che frequentavano il nostro mondo di non dargli la droga. Quel mondo aveva risposto molto bene. Non solo molti della zona non gli davano la droga, ma gli volevano molto bene, lo proteggevano. Ma avendo molta disponibilità di soldi, Marco ci scavalcava rivolgendosi a soggetti estranei e per questo ha incontrato Miradossa e altri”. La Commissione considera “di rilievo” quanto riferito da Maurizio O. in riferimento al suo sopralluogo al residence Le Rose il 14 febbraio, una volta allertato da Giuseppe T., un amico poliziotto.

Nella hall gli viene impedito di entrare nella stanza di Pantani, allora Maurizio O. si accorge di un secondo accesso alle camere, dal garage attraverso un ascensore. Maurizio arriva al piano della camera di Pantani. La porta era un po’ aperta, si sporge all’interno e vede il bagno. “Questo è il bagno ma non era così quando l’ho visto io”. Lo specchio si trovava in una posizione diversa da quella rappresentata nelle foto.
Ma perché farsi vivo solo adesso? Maurizio O. non si era presentato all’epoca per raccontare agli inquirenti quanto a sua conoscenza poiché destinatario di minacce riportategli da Giuseppe T., un amico poliziotto: “Smettete di indagare perché avete rotto le palle. Fate la fine di Marco. Dì a tua zia che fate tutti la fine di Marco”.

