In questa prima parte della stagione la Nippo Vini Fantini, squadra italiana della categoria Professional, sta disputando gare eccellenti. Da Grosu a Filosi passando per Nakane e Canola, gli orageblue sono riusciti a piazzare ciclisti in molte corse. All’interno della squadra importante è la figura di Damiano Cunego, vincitore del Giro d’Italia nel 2004 e corridore dalle doti immense. La squadra italiana si sta facendo valere e anche se non andrà al Giro d’Italia sarà impegnata in corse altrettanto importanti come la Hammer Series lanciata da Infront. Francesco Pelosi, team manager della Nippo Vini Fantini, ai microfoni di SportFair ha raccontato la stagione finora disputata, i progetti futuri e molto altro.
È contento della stagione dei suoi ragazzi?
“Direi di si. Abbiamo iniziato ad offrire dei giovani talenti. Eduard Grosu, ad esempio, ha chiuso nei primi 10 nelle corse più importanti come Tour of Oman, Abu Dhabi Tour e Tirreno-Adriatico. Al Tour of Oman è giunto secondo nell’ultima tappa dietro a Kristoff, un ‘signore’ corridore, quindi non proprio uno sconosciuto, anche se mi è dispiaciuto per la maglia nera all’Abu Dhabi Tour. Oltre a Grosu, anche Filosi sta andando fortissimo e deve concretizzare con qualche bel risultato; è un talento e deve fare il salto di qualità. Iuri è stato il miglior under 23 negli ultimi 2 anni insieme a Moscon. È stato settimo al mondiale di Firenze e vice campione europeo. Oltre a loro due sono molto contento di Marco Canola. Il corridore italiano, già vincitore di una tappa al Giro d’Italia, è andato in America per fare esperienza ed è sempre stato protagonista nelle volate a lui congeniali. Alla Sanremo ha chiuso ventesimo non riuscendo a sprintare, ma era nel gruppo dei migliori. Ha vinto una grande Volta di Limburg dopo una mattinata sfortunata causa furto delle biciclette. Con i giapponesi stiamo crescendo tanto: al Tour di Langkawi abbiamo vinto la maglia di miglior asiatico con Nakane. Speriamo di concretizzare qualche risultato in più ma il bilancio è positivo“.
La Nippo Vini Fantini è stata esclusa dal Giro d’Italia: non crede che in virtù di questi risultati questa scelta sia stata presa troppo frettolosamente?
“Nell’economia del Giro la Nippo Vini Fantini è una squadra che non ha un ruolo fondamentale per la vittoria finale. Però, si devono ricordare che le squadre Professional hanno due ruoli importanti: animare la corsa dall’inizio alla fine puntando ai traguardi intermedi e di far crescere il bacino dei ciclisti del proprio Paese. Non avere la Nippo al Giro significa non avere 8 ciclisti italiani al via nell’edizione centenaria. Sicuramente le scelte che hanno fatto sono state dettate non solo dall’impatto sportivo, ma anche dagli interessi commerciali, economici e di prospettiva della corsa. L’anno scorso Damiano Cunego per un soffio ha perso la maglia azzurra vinta dall’uomo di punta Sky Nieve“.
Secondo lei la CCC Sprandi perchè è stata convocata al Giro del Centenario?
“Il Giro fa le sue valutazioni sportive e progettuali. Il motivo non lo so a livello sportivo, ma i rumors dicono che la partenza del Giro d’Italia del prossimo anno sia in Polonia. Quindi posso capirlo solo a livello strategico. Ma nell’anno che manca una squadra Pro Tour, nell’anno del Centenario, partire col minor numero di ciclisti italiani al Giro non credo che sia stata la soluzione migliore per il prodotto Giro d’Italia. La nostra prospettiva è quella di crescere per ottenere maggiore fiducia in futuro“.
Quali sono i programmi della Nippo Vini Fantini per questa stagione ciclistica?
“Abbiamo stilato un bel calendario. A Maggio divideremo la squadra in due: una sarà al via della 4 Giorni di Dunkerque e poi al Giro del Belgio che sarà molto importante per molti nostri sponsor; l’altra farà il Giro di Azerbaijan e il Giro del Giappone, nostro grande obiettivo perché siamo metà italiani e metà giapponesi. Il fiore all’occhiello saranno due inviti (oltre a tutto quello che abbiamo fatto fin ora sia alla Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Strade Bianche) dagli organizzatori dello Utah e del Colorado e quindi il calendario americano è stato coperto. In più parteciperemo alla Hammer Series lanciata da Infront (corse con un nuovo format all’interno del calendario UCI dove ci saranno 12 squadre Pro Tour e 4 Professional)“.
Quanto è importante avere Damiano Cunego per la squadra?
“È importante perché è un po’ la bandiera dei nostri valori. Un corridore che ha percorso 3 generazioni, ha un’immagine limpida e pulita. Lo chiamano il Piccolo Principe proprio perché è dotato di grandi valori e non ha mai avuto problemi e ha ottenuto tutto solo con le sue energie. Ci interessa molto quello che può fare con i nostri giovani e ambasciatore delle nostre qualità nel mondo grazie ad un curriculum che solo pochi hanno“.
Possiamo considerare Damiano Cunego parte integrante della squadra in futuro?
“L’anno scorso abbiamo siglato un contratto di due anni da atleta e ne abbiamo siglato uno che lo legherà all’interno del management. Vedremo passo dopo passo quanto tornerà ad essere competitivo e questo salto nel management sarà nel 2019“.
Chi vincerà il Giro d’Italia? E perché?
“Ho tanta paura degli stranieri. Come esattamente faccio la battaglia nazionalista per avere più squadre italiane al Giro d’Italia, spero tanto che lo vinca Nibali o Aru. Visto le difficoltà che ha Aru al ginocchio credo che Nibali sia più probabile. Spero che lo vinca l’Italia, perché è il Giro numero 100 e avrà un sapore speciale“.
Sarà al Giro oppure lo guarderà da casa?
“Il Giro d’Italia per un manager che sviluppa squadre professioniste è il momento clou. È come la settimana della Moda, non puoi mancare. Io non avrò la squadra ma ho organizzato diversi incontri con possibili sponsor. Sarò al centro sud, in Abruzzo e l’ultima settimana sarò al Nord“.















