Nel 2010 Marina Romoli è stata investita da una vettura gli ha tagliato la strada mentre si allenava in Lombardia. L’incidente per la povera ragazza è stato quasi mortale: 500 punti di sutura, un polmone perforato e l’obbligo della sedia a rotelle. Viva per miracolo. La ragazza è nata a 35 chilometri da Filottrano, paese di Michele Scarponi e pochi mesi dopo ha fondato una Onlus che raccoglie fondi per le terapie in grado di curare lesioni al midollo spinale.
Marina Romoli ha rivisto il suo terribile incidente in quello di Michele Scarponi. La morte del ciclista è stata un colpo al cuore per la vincitrice della medaglia d’argento al mondiale junior nel 2006: “sono scoppiata a piangere e ho pensato al mio incidente, al fatto che si era trattato di una macchina e non di un furgone, e che mi sono salvata quando sono stata trasferita al San Raffaele di Milano, perché all’inizio mi avevano dato per spacciata – ha dichiarato Marina Romoli come riportato da La Gazzetta dello Sport -. Da qui la pelle d’oca. Se fosse stata un’auto, magari Michele… e se gli fosse capitato da un’altra parte…”
Marina Romoli racconta qualche aneddoto che riguarda Michele Scarponi, quando nel 2009 era in sella all’Androni Sidermec: “pedalavamo assieme con gli altri professionisti nella zona. Io preparavo i campionati italiani e Michele mi incitava ‘Dai Marina, sei in forma, dai che vinciamo’ – ha continuato -. Mi aveva visto crescere, e anche se negli ultimi tempi ci sentivamo di meno, c’è stato anche dopo l’incidente. A volte quando Anna lo lasciava solo con i gemellini chiamava e diceva ‘ma che devo fare, mi servirebbe un po’ di aiuto’”.
Importante è il decreto legge salvaciclisti. Marina Romoli è anni che combatte per la salvaguardia dei cicloamatori in strada e dopo la morte di Scarponi non ha intenzione di smettere anche perchè l’odio per i ciclisti in strada da parte di alcuni automobilisti è alto: “l’avanzamento della legge Salvaciclisti è un passo avanti, ma devo dire che sono in molti a dire che chi va in bici in strada dà fastidio. Sui social ci sono stati tanti messaggi atroci, del tipo ‘colpisci uno per educarne cento’. Sembra assurdo, ma c’è chi lo pensa davvero. E non sono pochi, magari molti ce l’hanno in testa e poi non lo dicono così non sembra – ha concluso -. E per questo bisogna agire nelle scuole e nelle famiglie. Sulle regole, anche: chi commette infrazioni dovrebbe essere sottoposto alla revisione della patente. E non solo: per esempio, i miei genitori l’hanno presa quando le rotonde ancora non c’erano, nessuno gli ha spiegato come vanno affrontate. Il codice e le strade cambiano, bisogna aggiornarsi”.
