Una morte tragica, difficile da prevedere e ancor di più da comprendere. Michele Scarponi non c’è più, portato via da un destino assurdo e crudele che nessuno ha voglia di accettare.

Famiglia, amici, tifosi e addetti ai lavori, tutti provano a ricordare Michele con una foto, un pensiero o semplicemente un sorriso, perchè così lui ci avrebbe detto di descriverlo. Brillante e simpatico, come pochi al mondo. Così lo ricorda anche Paolo Bettini, ex ct azzurro che, intervistato da Tuttobici, ha voluto prima soffermarsi sull’autista del furgone. “Quell’uomo che guidava il furgone sta vivendo un dramma incredibile. Filottrano non è una metropoli, quindi è probabile che anche questa persona conoscesse bene Michele, poiché a Filottrano era una sorta di idolo locale. E’ facilmente immaginabile il rimorso che quell’uomo sta provando“.

Per quanto riguarda i pregi di Scarponi, Paolo Bettini non ha dubbi: “sicuramente quello di volere sdrammatizzare tutto, di riuscire sempre e comunque a pensare positivo, a vedere il bicchiere mezzo pieno. Era un vero professionista, un prezioso uomo squadra e lo convocai in nazionale al mondiale di Firenze nel 2013, essendo consapevole del lavoro importante che avrebbe potuto svolgere. Ebbi ragione, Michele non si risparmiò e risultò una pedina fondamentale nella squadra italiana quando mise Nibali in condizione di poter vincere – sono convinto che Vincenzo ci sarebbe riuscito senza quella maledetta caduta in discesa – e alla fine si piazzò 16°, regalandomi un momento che non dimenticherò mai. Fu nel dopo corsa, quando tutti noi della nazionale italiana salimmo sull’autobus per rientrare in albergo. Eravamo a dir poco sconsolati ma Michele, sorridendo come sempre, venne verso di me per abbracciarmi e dirmi ‘grazie CT per avermi richiamato in nazionale dopo tanti anni, tu mi hai fatto vincere il mio mondiale‘“.
