Pare che Max Biaggi, uno che di curve e di velocità ne ha sempre masticato, invitato un giorno a vedere una gara di bicicletta, e assistendo alla tappa “in prima fila”, dall’ammiraglia, abbia sussurrato, a fine corsa, ai ciclisti: “voi siete dei pazzi!” Faceva esplicito riferimento alle discese e alle velocità di cui era appena stato testimone. Roba da matti veri, in effetti.

Roba che “se ci pensi”, la smetti lì: non solo la discesa, ma la carriera tutta. In bici, appoggiando per pochi millimetri a terra, vestito di una tutina talmente sottile che se la guardi troppo si disfa, gettarsi a 90km all’ora, sull’asfalto, a pochi centimetri da paurosi precipizi, con la montagna rocciosa da una parte e il burrone da vertigine dall’altra. Vien da chiedersi: perché, per chi? E se arriva “una buca” che non si vede? E se dietro questa curva cieca c’è una macchina posteggiata male? E se valuto male e sbaglio la traiettoria della curva? E se fossi volato via, invece di scivolare?

Questo, forse, pensa il ciclista, per un solo attimo, sotto la meritata doccia del “fine tappa”. Poi chiude ogni canale di trasmissione “dati pericolosi”, si asciuga, mangia, si riposa, e il mattino dopo è ri-pronto a partire. E a rivivere e a rimettere in scena lo stesso copione. Incoscienza. Allenamento. Istinto. Coraggio. Roba da matti. Roba da ciclisti. Per questo, ogni tanto, questi corridori vien da chiamarli “eroi”.

