“In quelle condizioni poteva resistere pochi minuti soltanto. La mia collega lo aveva trovato in uno stato comatoso, con momenti di agitazione. Muoveva le braccia in modo sconnesso, urlava. Il volto era devastato dalle tante fratture. Ma quello che ci preoccupava di più in quel momento era la lesione, molto grave, che dall’occhio destro si allungava su tutta la faccia. Poi aveva altre lesioni alla testa“. Una testimonianza shock quella di Robusto Biagioni, medico di emergenza e responsabile del 188 della zona di Grosseto, fornita al Corriere della Sera. Biagioni è stato il primo soccorritore ad arrivare sul luogo dell’incidente di Alex Zanardi, adoperandosi per salvargli la vita attraverso un tempestivo intervento di soccorso, senza il quale, l’ex pilota di F1 sarebbe morto di lì a poco.
“Sono intervenuto su casi persino peggiori e a volte si sono risolti positivamente anche contro le nostre previsioni. – ha spiegato Biagioni cercando di infondere un po’ di speranza – Ecco perché sono convinto che ci siano buone speranze che Alex ce la possa fare, considerato anche che è un atleta e ha una voglia di vivere e una grinta incredibili. Siamo decollati da Grosseto alle 16.56. A bordo eravamo in sei: due piloti, un tecnico, un operatore del Soccorso alpino, un infermiere e io. Siamo atterrati a Pienza alle 17.20. L’operatore del Soccorso alpino è stato utilissimo. Siamo atterrati in un campo e abbiamo dovuto attraversare un piccolo bosco, molto fitto, e l’esperto ci guidava spezzando i rami sul nostro cammino e trovando la giusta direzione. Non più di quattro, o cinque minuti al massimo. Alex Zanardi era sul bordo della strada supino. Lo stava assistendo Cristina La Cava, la dottoressa dell’ambulanza che aveva già iniziato, per fortuna, a fare quanto necessario in quelle condizioni per stabilizzarlo. Lo abbiamo trovato in uno stato comatoso, si muoveva in modo sconnesso e urlava. Era in condizioni gravissime“.
