Oggi al campo sportivo di Filottrano l’ultimo saluto a Michele Scarponi, corridore dell’Astana deceduto dopo un tragico incidente per le strade della sua città durante un allenamento sabato mattina.

In tantissimi ai funerali del campione italiano: da Nibali a Sagan, passando per il ct Cassani e tantissimi tifosi e concittadini. Ovviamente, in prima fila, tutta la sua famiglia, compresi i piccoli gemellini Tommaso e Giacomo.
A far rigare il viso dalle lacrime a tutti i presenti ci ha pensato Marco, fratello di Scarponi, che ha voluto leggere a tutti un suo articolo scritto prima dell’esordio di Michele con la maglia dell’Astana.
“Parlo anche a nome di tutta la mia famiglia, Anna e i bambini, grazie per questo amore che ci avete dimostrato, per questo affetto, i vostri abbracci, le vostre spalle, il vostro calore, è stato stupendo. Non sono riuscito a scrivere niente in questi giorni per ricordare mio fratello e non ho nemmeno mai fatto un’intervista o scritto qualcosa di lui“, ha esordito.
“Però una volta ho fatto un articolo su un giornale locale, nella fine del 2013, Michele era appena passato all’Astana, ve lo voglio leggere, giusto per ricordarlo. Mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti, nelle gambe di mio fratello c’è dell’altro, formato forse da un invisibile un per cento che però è di straordinaria importanza, quando si trova solo senza forze a quasi 2000 metri di altezza e senza nessun amico accanto che non si chiami freddo, neve o pioggia. Questo 1 % che si trasferisce dalle gambe agli occhi di questo eroe ed è visibile da milioni di telespettatori, si chiama storia. Storia con la S maiuscola, perchè a quel punto non siete più di fronte alla singola storia di un uomo, in questo caso del mio fratellino magrolino e dal volto segnato dalla fatica, ma siete dinanzi a una lunga e inarrestabile storia collettiva che in quell’istante ci esalta e ci fa innamorare del ciclismo e dei suoi protagonisti.

La storia collettiva di cui il ciclista Michele Scarponi è portabandiera è la storia della sua famiglia e di questa terra, una storia contadina. Negli occhi di mio fratello è visibile un canto, di qualcosa che si sente, di sofferenza e giustizia. Una storia fatta poi di donne, donne lottatrici che ce l’hanno fatta, che rinunciano per la casa i figli e mariti alla loro vita. Gambe, gambe che si sono nutrite di catechismo di feste, di carnevali, quando ancora ci si riuniva mesi prima per fare i carri, feste dell’uva, interminabili ore nella scuola di Sant’Ignazio, di fughe in bicicletta fino al bar per un ghiacciolo. Gambe e pranzi di comunione in casa, gambe e vecchie scuole medie, gambe e futuro, lungo lontano, prospero.

Gambe che si sono riempite, ricettive, sane, gambe che una volta incontrato un buio si sono rialzate più foti di prime, gambe che raccontano la propria vita la propria storia ai bambini, perchè mio fratello andava anche nelle scuole a raccontare la sua storia. Gambe che non dimenticano. Ora sedetevi comodi sul vostro divano, aspettate fino ad Aprile, collegatevi all’ennesima edizione della Liegi Bastogne Liegi, la classica più vecchia e bella del mondo, cercate mio fratello con la nuova maglia dell’Astana. è facile di solito è tra i primi, è facile riconoscerlo, guardate le sue gambe poi i suoi occhi e ditemi quale canto perduto vi è parso di sentire. Ciao Michele, ciao Michele!“, ha concluso.
