Una carriera spezzata dal doping, una vita letteralmente ribaltata da un controllo risultato positivo al Tour de France del 2008. Da quel momento tutto è cambiato per Leonardo Piepoli, diventato adesso preparatore atletico e oratore su temi di doping da lui vissuto in prima persona.

Il ciclismo continua ad essere parte del suo mondo e, in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia ad Alberobello, l’ex corridore è tornato a parlare di una vicenda che gli ha cambiato la vita: “ho finalmente parlato del mio doping anche a mio figlio, che si chiama Yanis e ha nove anni“ le parole di Piepoli riportate dalla Gazzetta dello Sport. “Doveva fare una relazione a scuola sul ciclismo, nella stessa classe della figlia di Maxim Iglinskiy (trovato positivo all’Epo nel 2014, ndr). Pensavo che la cosa più difficile fosse spiegargli il sesso, e invece… Comunque, l’ha presa bene. I figli ti amano. Sarei contento se diventasse un corridore? L’importante è fare quello che piace”.
Quel Tour del 2008 non si può dimenticare, visto che cambiò la vita sia a Piepoli che a Riccò, trovati entrambi positivi: “in Federazione in un corso hanno mostrato una immagine di due che si stringono la mano per mostrare l’unità. Eravamo proprio noi! Ma io dopo quello che è successo non l’ho mai più né visto né sentito. Non finirò mai di pagare ciò che ho fatto, con me stesso e con gli altri. Anche voi siete qui e mi parlate ancora del doping, ci sta. Non pretendo che la gente mi dica bravo, gli schiaffi è giusto che li prenda. Mi capita di sognare che sono in gruppo, senza numero, mi stacco e prendo parole. Io sono stato fortunato nella vita, anche se poi la fortuna l’ho distrutta con le mie mani“. Il discorso poi non può non andare su Ruffoni e Pirazzi: “chi viene beccato ora è peggio di me che mi ero dopato nel 2008, come io ero peggiore di chi veniva preso nel 2000. Il doping in gruppo ora è residuale, i presupposti sono completamente diversi vedi la politica del no-ago. Sul tema le squadre fanno terrorismo, perché una stagione negativa la possono giustificare con gli sponsor, un caso di doping no”.
