Giro d’Italia – Giuseppe Fonzi a tutta… simpatia: “ultimo? Almeno così si parla di un italiano”

Giuseppe Fonzi re di simpatia al Giro d'Italia: il ciclista della Wilier Selle Triestina ironico e scherzoso sul suo ultimo posto in classifica

E’ l’ultimo in classifica ma sicuramente il premio di più simpatico dell’edizione numero 100 del Giro d’Italia lo vince lui, Giuseppe Fonzi.

LaPresse/ Fabio Ferrari

Il ciclista italiano della Wilier Selle Triestina aveva strappato un sorriso sul traguardo di Alberobello, quando ha confessato di essere stupito del tifo sentito dal pubblico durante la sua fuga.

Adesso Fonzi commenta con estrema simpatia il suo ultimo posto nella classifica generale della corsa rosa, a 3h20’10” da Tom Dumoulin. “Per me Dumoulin è irraggiungibile, penso sia difficile recuperare pure su Simone Andreetta, italiano come me, che mi precede di mezz’ora“, ha dichiarato in un’intervista al Corriere dello Sport.

Scherzosamente fiero e orgoglioso del suo ultimo posto in classifica Fonzi ci ride sù:  “così almeno si parla finalmente di un italiano. La concorrenza straniera è forte: fino a dieci anni fa il 70% dei partecipanti era italiano, ora è il contrario. Se il mio compagno di squadra Marezko, che poi s’è ritirato, avesse battuto Gaviria in volata, ora si parlerebbe di lui e dei giovani del futuro“.

Nella tappa di ieri però il corridore italiano ha ceduto l’ultimo posto a Mezgec della Orica Scott: “eh avevo fretta, mi aspettavano Elisa, la mia fidanzata e gli amici di Brescia, dove lei vive“.

Amici, parenti e tantissimi altri fan speciali fanno il tifo per Fonzi, che sul Blockhaus ha sentito molto sostegno: “ci sono pure i vantaggi della situazione: ho potuto fermarmi e salutare e i miei tanti amici del fan group a me dedicato, chiamato “Sbronzi di Fonzi”, con l’immagine di Fonzie, al quale somiglio tanto. E per questo, al mio passaggio, hanno messo la sigla Happy days a palla. Avrei voluto assaggiare un paio di arrosticini, ma il mio ds Luca Scinto si sarebbe arrabbiato“.

Essere al Giro è un’emozione incredibile, i bambini quando chiedono autografi o foto mi riempono di gioia, non capisco quei corridori che li scansano infastiditi. Se non ci fossero i tifosi, il ciclismo non esisterebbe“, ha concluso.