La terza tappa del Giro d’Italia è vinta da Fernando Gaviria. Il colombiano ha sfruttato bene il ventaglio e ha vinto meritatamente prendendo anche la maglia rosa. Un sogno che si realizza per il ciclista colombiano della Quick-Step Floors che vince in voltata l’ultima corsa di terra sarda e si gode il suo momento d’oro. A soli 22 anni è già un traguardo indossare anche se solo per qualche giorno (poi chi lo sa che sia per più tempo) la maglia più prestigiosa del Giro d’Italia e questo Fernando Gaviria lo sa: “questa maglia è la realizzazione di un sogno che coltivo da quando ero bambino – ha dichiarato Gaviria a La Gazzetta dello Sport -. Dieci anni fa in Colombia tornavo dagli allenamenti e guardavo il Giro in televisione. Mi spiace solo che questa “camiseta rosa” sia arrivata con due giorni di ritardo. Questa vittoria lava via tutto e mi ridà tutta la fiducia. Ma devo dire che qui la differenza l’ha fatta la squadra: è stata magnifica. Una giornata perfetta”.
Le prime due tappe erano ideali per uno come Gaviria: percorso semplice e senza troppe montagne. Il corridore della Quick Step Floors spiega il motivo dei due ‘flop’ ad inizio Giro d’Italia: le gambe non andavano come speravo. Vedevo che c’erano tanti corridori che andavano molto più forte di me e non nascondo che questo mi ha portato un po’ di delusione”, ha continuato. Oggi c’è il giorno di pausa e i corridori sono sbarcati in Sicilia per il primo giorno di riposo del Giro d’Italia. La tensione di ieri è stata notevole. Gaviria ha tanti obiettivi di squadra ovvero cedere la sua maglia rosa al suo capitano Jungels: “avete visto come va forte? Impressionante. L’ultima settimana di questo Giro è tremenda, non credo che i big di classifica siano già a tutta sull’Etna – ha proseguito -. E Bob ha le capacità per arrivare con i primi. Ma state sicuri che io, anche se dovrò faticare in salita, questa maglia me la godrò per intero. L’obiettivo come detto era questa magnifica maglia. Una maglia che mi godrò in questi due giorni e che lascerò a qualcun altro sull’Etna. Poi magari potrei fare un pensierino alla ciclamino. Ora Greipel ha solo pochi punti più di me. Comunque vorrei arrivare a Milano”.
Il rapporto tra connazionali di solito è perfetto. In una grande corsa si sa che le alleanze tra atleti della stessa nazione sono all’ordine del giorno, tranne in questo caso. Fernando Gaviria e Nairo Quintana non hanno rapporti idilliaci: “diciamo che non siamo amici. Non abbiamo grossi rapporti”, ha risposto. Infine Gaviria parla del suo soprannome: “Misil”, anche se non ne va molto fiero: “per favore non chiamatemi più così. La Colombia è da molte persone associata alla guerra, alle armi e ai conflitti armati. Noi sportivi, invece, con le nostre vittorie, le nostre imprese, tentiamo di cambiare la prospettiva. La Colombia non è il terzo mondo. Vorrei essere chiamato Fernando. O Gaviria, come volete. Questo anche per rispetto della mia famiglia, della mia gente”.





