E’ tutto pronto per la centesima edizione del Giro d’Italia, solo due giorni e scatterà l’attesissimo evento che, in questa stagione, vivrà uno dei punti più alti. La città di Alghero è già vestita a festa per ospitare la partenza della prima tappa, un mix di emozioni e adrenalina si mescolano tra le strade sarde in vista della fatidica partenza fissata per venerdì. Chi non potrà prendere il via sarà Fabio Aru, addolorato per quella caduta di Sierra Nevada che gli ha precluso la possibilità di partecipare alla corsa più importante d’Italia. Un dolore difficile da lenire per il ciclista dell’Astana, che proverà a rifarsi in occasione del Tour de France.
“Sentivo che dovevo essere qui per la partenza del Giro. Un omaggio alla mia terra, alle origini, ai tifosi, agli organizzatori” le parole di Aru rilasciate nel corso di un’intervista alla Gazzetta dello Sport. “Sarò alla presentazione delle squadre di giovedì, e venerdì sarò alla prima tappa da Alghero a Olbia. L’idea è quella di viverla in ammiraglia, come non mi è mai capitato. Mi sono organizzato per perdere un solo giorno di allenamento. Non potere partecipare per una caduta (il 2 aprile a Sierra Nevada, ndr), con i conseguenti problemi al ginocchio sinistro, è una cosa che ancora adesso mi tocca profondamente. Il Giro lo avevo visto passare proprio in Sardegna. Nel 2007, ero a bordo strada nella tappa che finì a Bosa dopo una gara di mountain bike.

Andavo in bici ma ancora nel fuoristrada, e rimasi incantato non solo dai corridori ma dalle ammiraglie, dal seguito, da tutto il contorno che c’era attorno. Le confesso che a pensarci mi emoziono ancora. Sarà un grandissimo spettacolo. Soprattutto perché rispetto al passato, magari anche grazie a me, la gente è molto più appassionata al ciclismo. È un affetto sempre spontaneo, ma ancora più consapevole. E per quanto riguarda chi sarà davanti alla televisione… da non perdere saranno le strade che passano lungo la costa, con dei rilievi a picco sul mare. Che cosa ci può essere di meglio?“.

Un’assenza che pesa molto nel cuore di Aru, il quale rispedisce al mittente le illazioni riguardo la sua dolorosa decisione: “visto che si parte dalla mia isola, ho avuto una motivazione-extra e mi sono messo subito sotto con la fisioterapia. Ma il problema è stato il fatto che, appena sono risalito in bici, non ho potuto forzare immediatamente. Si è trattato di uscite blande e non sarebbe bastata tutta la forza di volontà che ho — cioè tantissima — per essere presente. I medici sono stati più che chiari, ho 26 anni e sarebbe stato un rischio troppo grande anche per la continuazione della mia carriera.
La scelta dell’Astana di non sostituire Michele Scarponi? La appoggio con decisione. È giusto che venga ricordato tutti i giorni, Michele, e nella maniera più corretta per far capire quello che era lui, e quello che era per la squadra. In un aggettivo, fondamentale. Con il carisma, il sorriso, la parola di conforto che sapeva sempre trovare. Io mi terrò stretti tutti i momenti passati assieme. Per giorni ho avuto i pensieri sempre altrove, era come se mi fossi dimenticato di tutto il resto. Una tragedia troppo grande e triste che mi ha veramente scosso. Sono andato al funerale e forse solo allora mi sono reso davvero conto di che cosa fosse successo.

Avevo conosciuto Michele già nella seconda parte del 2012, quando passai professionista. Parlavamo spesso nel 2013, pur se in squadre rivali. E poi eravamo compagni dal 2014. All’ultimo ritiro di Sierra Nevada, era incredibile come fosse punto di riferimento pure per i corridori di altre squadre: Jungels, Capecchi, Herrada, che si stavano allenando lì. Poi dal Tour of the Alps ci eravamo scritti spesso. Dopo la sua vittoria della prima tappa, e durante la settimana. No, non ci sono altre parole, se non abbracciare e aiutare la sua splendida famiglia”.
Per quanto riguarda i favoriti di questa edizione del Giro, Aru sottolinea: “Nibali e Quintana sono quelli con il palmares maggiore, viene naturale considerarli con una stella in più a bocce ferme. Vincenzo l’ho visto di recente in allenamento.

Stava bene. Motivato, magro. Farà un bel Giro. La corsa comunque non si esaurirà in questo duello. I corridori di livello sono tanti, come forse mai nella storia recente. Penso a Landa, Thomas, Pinot, Van Garderen, Kruijswijk… È molto aperto, quasi ogni giorno potrà succedere qualcosa. Già in Sardegna, sì. Soprattutto se ci sarà vento forte non è detto che vedremo volate di gruppo“.
