Giro di Svizzera, i segreti di Colbrelli: “la pioggia e… Nibali le mie armi per battere Sagan e Gaviria”

Sonny Colbrelli ha svelato le sue sensazioni dopo la vittoria ottenuta nella terza tappa del Giro di Svizzera, dove ha battuto in volata Gaviria e Sagan

Una volata pazzesca, una vittoria davvero scintillante quella ottenuta da Sonny Colbrelli nella terza tappa del Giro di Svizzera 2018. Un successo da ricordare non solo per lo strappo finale, ma anche per aver tenuto dietro due mostri sacri come Gaviria e Sagan, sorpresi dall’acuto del corridore della Bahrain-Merida.

sonny colbrelli
Maasimo Paolone/LaPresse

Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Colbrelli ha svelato i segreti della sua super volata, partendo dalla… pioggia: “fare i rulli non mi piace. Così, quando piove, esco lo stesso in allenamento. Dove arrivo, arrivo. Nelle gare da esordiente, allievo, juniores… quando pioveva partivo e andavo in fuga. Non vincevo sempre, ma mi divertivo. Mi piace sentire l’acqua addosso. Mi gasa. Mi porta adrenalina, motivazione. Il 60-70% quando piove parte già battuto. Belgi a parte: devono conviverci in allenamento e dicono ‘Wow, che bello’ quando vedono l’acqua. Io sono come loro. Mi carico anche perché so che in un certo senso è come se avessi meno concorrenza. I metri finali? Quando ha attaccato Sagan, ero messo bene. Decimo, non più dietro. Gasparotto, Padun e Gorka Izagirre mi hanno pilotato alla perfezione. Ma ai 500 metri ho visto Sagan e Gaviria ancora lì. Mi sono detto ‘Devo inventarmi qualcosa’, altrimenti perdo di sicuro. Mi sono sfilato e mi sono lanciato tutto a sinistra. ‘O la va o la spacca’, mi sono detto. Una progressione di 300 metri. Controllavo con la coda degli occhi gli altri e non avevo neppure capito di avere vinto. Quando batti Sagan… è sempre speciale. E Gaviria un mese fa al California dominava gli sprint“.

vincenzo nibali
Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

Un aiuto sono state le volate con Nibali al Teide: “ci siamo sfidati diversi volte, con partenze da fermo. Le prime tre volte mi ha ‘sverniciato’. Poi ho rimesso le cose a posto. Vincenzo è un grande capitano e sono felice di essere al suo fianco al Tour. Quando corro con lui vado più forte, perché mi dà tranquillità. Devo aiutarlo. Soprattutto nella cronosquadre, e sul pavé. Non dico che quel giorno si vince o si perde il Tour… ma quasi“.