Diego Ulissi ha trionfato al Gp di Montreal battendo campioni del calibro di Peter Sagan, Alexandre Kristoff e Greg Van Avermaet. Il ciclista della UAE Team Emirates, grazie anche all’aiuto di Marco Marcato, ha alzato le mani al cielo dopo un’azione straordinaria. Il corridore italiano bissa il successo conquistato ad inizio anno al Gp Costa degli Etruschi e adesso è pronto per il mondiale di Bergen che si disputerà in Norvegia la prossima settimana. Ecco la nostra intervista

Come si preparano le classiche del Canada? Quali metodi hai usato per allenarti?
“Per riuscire a calibrare dei buoni allenamenti in vista delle gare è necessario conoscere bene le caratteristiche del percorso e inserire i lavori da svolgere in un più ampio contesto di preparazione dell’intera stagione. L’approccio alle gare canadesi, due prove che ormai conoscono bene, è iniziato appena terminato il Tour de France: dopo una corsa di tre settimane, gli allenamenti sono stati finalizzati a essere competitivi in gare di un giorno, con i necessari lavori sulla potenza e brillantezza. Molto utili sono state anche le partecipazioni a gare quali l’EuroEye Hamburg e la Bretagne Classic, che mi hanno consentito di raccogliere in corsa riscontri sulla mia forma”.
Quali sono stati i primi pensieri dopo la vittoria a Montreal?
“Ho pensato che finalmente avevo ottenuto ciò che cercavo da tempo, ovvero una vittoria in Canada, in un appuntamento che mi è sempre piaciuto. E’ subito subentrata la soddisfazione nell’immaginare tutti i nostri sponsor gioire a tanti chilometri di distanza. Infine, il pensiero è andato anche alla mia terra, la provincia di Livorno, che poche ore prima era stata duramente colpita dal maltempo e che, mentre gioivo, stava fronteggiando grossi problemi”.
Tra il Gp Costa deli Etruschi e il Gp di Montreal (le tue vittorie stagionali) che differenza c’è?

“Nel Gp Costa degli Etruschi sono a casa, si corre sulle strade che avrò percorso migliaia di volte in allenamento, è sempre una sensazione speciale e sono contento di essere riuscito a scrivere il mio nome nell’albo d’oro. In Canada si disputano due prove WorldTour di altissimo livello, con una lista partenti dalla qualità molto elevata. Ho programmato la stagione per avere un buon avvio, per essere competitivo al Tour e per chiudere l’annata bene: sono riuscito a vincere a Donoratico a febbraio, ho sfiorato il successo di tappa nella Grande Boucle a luglio e ora a settembre ho gioito in Canada”.
Sei contento del grande balzo che hai appena fatto nella classifica UCI World Tour dove adesso sei 21°, secondo degli italiani dopo Nibali?
“La classifica WorldTour ha un’importanza relativa, perché ciò che conta sono i successi, però è comunque una graduatoria che rispecchia l’andamento dei corridori durante la stagione e può fornire indicazioni sulla costanza delle prestazione. In quest’ottica, mi fa piacere pensare che possa essere un riscontro sul mio impegno in tutto l’arco dell’annata”.
Che percentuale di vittoria dai all’Italia al Mondiale di Bergen?
“E’ sempre difficile fare pronostici in un Mondiale, troppe le variabili e troppi gli avversari. Penso che una cosa sarà certa e quindi con alta percentuale: l’Italia correrà bene, perché Cassani sa costruire gruppi uniti di atleti, capaci di muoversi armonicamente”.
Quale sarà il tuo ruolo?
“E’ presto per parlarne, Cassani è interessato alla mia presenza in Norvegia, ma prima di entrare nei dettagli dei ruoli bisogna attendere che vengano diramate le convocazioni ufficiali”.
Come proseguirai la tua stagione in questa parte finale dell’anno?

“Avrei in programma la partecipazione al Giro della Toscana-Memorial Martini, al Gp Peccioli, al Giro dell’Emilia, alla Milano-Torino e infine al Lombardia. E’ un programma che andrà però verificato in seguito alla sosta per il Mondiale, anche considerando la mia eventuale partecipazione alla rassegna iridata”.
Che voto dai alla UAE Team Emirates in questa stagione?
“Preferisco dare un giudizio e assegno un “molto buono” all’annata della squadra: abbiamo reso quasi sempre al massimo in considerazione delle nostre potenzialità e soprattutto abbiamo offerto in ogni occasione grande visibilità agli sponsor, con un approccio alle gare molto combattivo, generoso e di sicuro gradimento da parte degli appassionati di ciclismo”.
Quali sono le tue prospettive per il 2018? Tornerai al Giro?
“Meglio concentrarsi sul finale di stagione piuttosto che pensare al 2018, sono ancora troppi i chilometri da pedalare per poter guardare già alla prossima annata”.








