
Felice Gimondi è considerato da tutti uno tra i più grandi ciclisti italiani. ‘Felix de Mondi’ ha un palmares imponente: ha vinto numerose classiche, tutte e tre le classifiche dei grandi giri e una maglia tricolore. Felice Gimondi ha sfidato sia Eddy Merckx che Francesco Moser nelle principali corse ciclistiche mondiali e regalato emozioni infinite. Il corridore italiano è da tutti considerato una vera e propria leggenda grazie alle sue doti e alla sua grinta e memorabili sono stati i duelli con ‘Il Cannibale’ Eddy Merckx. Che sia stato Giro d’Italia o Tour de France, i due ex corridori hanno rubato la scena a tutti gli altri avversari. Ai microfoni di SportFair, ‘Felix de Mondi’ ha dato una panoramica sul ciclismo moderno, ha rivelato la sua vittoria più bella e analizzato le differenze sostanziali tra il Giro d’Italia e il Tour de France.
Come è cambiato il ciclismo?
“Ormai forse è diventato più difficile fare il ciclista, perché c’è sempre molta esasperazione. Vanno in altura, a destra a sinistra e poi ci sono troppe tattiche. A miei tempi noi corridori avevamo più libertà e se stavi bene provavi a vincere. Adesso sono ‘telecomandati’: nascono le fughe a 200 chilometri e a soli tre vengono raggiunti”.
Che tipo di diete e allenamenti si facevano?
“Le diete erano tradizionali. Normalmente si mangiava abbastanza carne, mentre adesso un po’ meno, oppure riso e pasta asciutta. Al mattino, tre ore prima di partire, facevamo un pranzo perché le distanze erano molto lunghe. Mangiavamo anche delle bistecche e quando la gara partiva un po’ più tardi facevamo anche la colazione. Ma se partivamo prima delle nove era impossibile”.
Tra le tantissime vittorie, quale è stata la più bella?
“Sicuramente il Tour de France del 1965, poi forse il Giro d’Italia del ’76 perché ero forte e ho tenuto in gioco tre o quattro altri corridori per darmi ‘una mano’ per la vittoria della maglia rosa. All’ultima cronometro poi ho riconquistato la maglia e ho trionfato. Ma la vittoria più bella è stata al Mondiale perché non avrei mai pensato di conquistare la maglia con avversi come Freddy Maertens e Luis Ocaña”.
Quali sono le sostanziali differenze tra il Giro d’Italia e il Tour de France?
“Il Tour è il Tour! Non c’è niente da fare. C’è un giro economico talmente superiore anche tra gli organizzatori e il sistema di percorso. Allora una vittoria qui ti proiettava in tutta Europa, mentre ora in tutto il mondo. Adesso si corre molto tra Argentina, Messico… quindi correre una gara come il Tour è diventato sempre più difficile. Anche come impegno tecnico, normalmente era una gara più aperta rispetto al Giro d’Italia. Cominciavamo a dare battaglia sin dalle prime tappe”.
Quale corridore attuale può essere identificato come il ‘Nuovo Felice Gimondi’?
“È stato detto Vincenzo Nibali. Lui è forte in salita, ma non a cronometro e ancora non ha vinto molte classiche. Diciamo che noi eravamo obbligati a fare sia il Giro d’Italia che le gare italiane per un certo senso perché c’erano molti interessi commerciali”.
Cosa ne pensi del caso doping che ha coinvolto Chirs Froome?
“Si devono vietare i prodotti. Se sei malato stai a casa. È inutile dire che se presenti la ricetta medica puoi correre”.
