A tutto Contador – Dall’incontro col suo idolo Pantani al ritiro, Alberto svela: “il ciclismo non mi manca, adesso voglio un figlio!”

Alberto Contador, quell'incontro con Marco Pantani e l'amore per il Giro d'Italia

LaPresse/EFE

Una stagione ricca di successi e soddisfazioni, quella di Alberto Contador, che ha annunciato il suo ritiro qualche mese fa, alla vigilia della Vuelta di Spagna, la sua ultima corsa davanti al suo pubblico. Il corridore spagnolo della Trek Segafredo ha partecipato ad altri eventi successivamente alla corsa iberica, tra cui il Criterium di Shanghai, ma adesso pensa solo a godersi il suo tempo da ex ciclista. Il futuro di Contador sarà comunque nelle due ruote, al fianco del suo amico e ormai ex compagno Ivan Basso, ritiratosi anche lui, ma al momento lo spagnolo pensa solo al relax.

Svegliarsi senza pensare al giorno dopo. Arrivi in un momento in cui devi analizzare la tua vita. E il ciclismo è stata una grandissima parte della mia vita, una grandissima passione, ma non è la mia vita. Sono stato un privilegiato, mi sento superfortunato per quello che ho fatto, per l’affetto che ho ricevuto dalla gente: il ritiro alla fine della Vuelta non poteva essere migliore“, ha infatti dichiarato Contador in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, ammettendo di non sentire la mancanza del ciclismo: “sono stato felice per 15 anni. Ho dato più del 100%, ho dato tutto il mio tempo a questo sport, ma adesso ho il resto della vita per vivere e divertirmi. Resto qualche giorno concentrato, e in altri momenti penso a mille altre cose: vacanze, hobby. La sveglia verso le 9 e mezza. Ecco, non ho più la schiavitù del riposo e dell’allenamento. Prima, tutto era dedicato a questo, per essere al massimo. Quando sei professionista, ti alleni in bici e ti devi allenare anche quando sei di riposo. Anche dopo quattro ore di allenamento, ti devi allenare a casa. A mangiare, a riposarti, e così via, sono le piccole cose che ti consentono di vincere. La vita del ciclista è la schiavitù anche dei piccoli dettagli. Soprattutto a livello mentale è durissima. Avevo la nausea di tutte queste cose”.

Lo spagnolo ha poi spiegato di non voler proprio scomparire dal mondo delle due ruote e che si dedicherà alla Fondazione Contador. Tra ricordi e corse preferite, lo spagnolo ha poi svelato un particolare legame con la Grande Corsa italiana:

Amo il Giro. La passione dei tifosi, incredibile. Sostengono tutti, conoscono tutti i nomi di squadre e ciclisti. Per me, ha sempre fatto la differenza. Il mio ricordo più bello è legato al Giro 2008. Non conoscevo il pubblico italiano e i percorsi, arrivai all’ultimo momento chiamato dalla squadra, vinsi. Emozione fortissima“.

Anche i grandi campioni hanno degli idoli e quello di Alberto Contador è un grande campione italiano, scomparso 13 anni fa: “Marco Pantani. Io sono cresciuto con lo stimolo di Indurain. Marco lo guardavo in tv, poi l’ho studiato in video. Mi mettevo a casa a guardare le corse, e da Marco mi aspettavo di tutto da un momento all’altro. Con lui poteva succedere sempre qualcosa, anche un attacco kamikaze da lontano. Dava emozione, sempre. Un giorno prendeva 3-4’ a cronometro, e il giorno dopo provava a recuperare. Ha vinto un Giro e un Tour, ma per la gente è come se avesse vinto 5 Giri e 5 Tour. Non c’è mai più stato un corridore così emozionante. L’ho conosciuto al Gp Amorebieta 2003, la mia prima stagione. So che corre, così vado a cercarlo. Gli dico: “Sono Alberto Contador, è un onore per me conoscerti”. E lui, in modo molto gentile, “grazie mille”. Pantani per me non era uno qualsiasi, era un corridore da rispettare. Forse in me c’è stato lo spirito di Marco. Sono sempre stato un corridore anticonformista: meglio rischiare e perdere tutto, per cercare di essere primo, piuttosto che accontentarmi del secondo posto. Alla Vuelta, dopo Andorra (perse 2’33” da Nibali, ndr), sul bus della squadra dissi: “Anche se tutto va male, il podio è facile. Ma se c’è anche una sola, una sola possibilità di ribaltare la corsa, io la voglio sfruttare”. Sono sempre arrivato morto al traguardo, ma con la soddisfazione più grande: il riconoscimento del tuo valore dalla gente“.

Non solo progetti legati al ciclismo nel futuro di Contador: lo spagnolo al termine dell’intervista ha infatti svelato un suo grande sogno: “voglio una famiglia ed un figlio!“.