Ciclismo, Vanotti senza peli sulla lingua: ”in Astana si perdono in un bicchiere d’acqua, Aru? Deve chiudere con questo ambiente”

Alessandro Vanotti e i consigli a Fabio Aru: l'ex gregario del sardo dell'Astana spinge il Cavaliere dei Quattro Mori a voltare pagina

Stagione di alti e bassi per Fabio Aru. Il sardo dell’Astana ha dovuto fare i conti con un infortunio al ginocchio alla vigilia del Giro d’Italia che lo ha costretto a saltare l’edizione numero 100 della corsa rosa, ma non si è dato per vinto. Il Cavaliere dei Quattro Mori è tornato in sella alla sua bici, al Giro del Delfinato, più carico che mai, aggiudicandosi poi i campionati italiani, prendendosi quindi la maglia tricolore indossata prima da Giacomo Nizzolo.

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Fabio Aru ha poi preso parte al Tour de France e alla Vuelta di Spagna, ma in nessuna di queste due corse è riuscito a salire sul podio. Quinto posto per il sardo alla Grande Boucle, dopo una bella vittoria sulla salita di Planche des belles filles, a poco più di tre minuti da Froome, mentre ha chiuso solo al tredicesimo posto la corsa spagnola appena terminata, a ben 21 minuti e 41 secondi dal corridore del team Sky.

Cosa c’è che non va? Sembra che Alessandro Vanotti abbia la risposta: “Fabio è un grandissimo professionista, ma credo sia stanco dell’ambiente che lo circonda. L’Astana potrebbe essere la squadra più forte del mondo. Ma a volte si perdono in un bicchiere d’acqua. Soprattutto in questa Vuelta mi sono apparsi in confusione. Non vedo una guida, non vedo più un senso ad alcune scelte ad oggi. Io ho passato con loro momenti indimenticabili, ma se vogliono diventare la squadra numero uno al mondo devono cambiare tante cose a livello gestionale“, ha dichiarato l’ex ciclista in un’intervista a TuttoSport.

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Si è tanto parlato di un passaggio di Aru dall’Astana alla UAE Emirates, ma non è ancora sicuro quale sarà il futuro del sardo: “un campione come Fabio all’Astana, in queste condizioni, non può stare. Io parlo e penso in maniera costruttiva, anche perché l’obiettivo di una squadra deve essere quello di far crescere il proprio campione e aiutarlo a vincere. Gli hanno cambiato compagni, programmi e punti di riferimento. Il puzzle, in un team, per vincere deve essere unito. Come dimostra la Sky: cambiando vagoni, il treno è sempre là davanti“, ha continuato il bergamasco.

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E’ stata oggettivamente una stagione complicata. I suoi problemi partono dal malanni durante la Tirreno—Adriatico. Da lì, ha dovuto rincorrere la migliore condizione. Poi, l’infortunio al ginocchio, che gli ha impedito di essere al Giro. Perdere blocchi di lavoro così importanti si paga sempre. Al Tour all’inizio ha avuto un picco alto di condizione, lo abbiamo visto tutti. Poi, la sfortuna dell’Astana con l’infortunio di Fuglsang e i problemi respiratori di Fabio hanno compromesso la lotta al podio. Un peccato. In Spagna, in?ne, l’assenza di allenamento in altura ha fatto la differenza. Froome l’ha scelta e i risultati si sono visti“, ha aggiunto Vanotti.

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A Fabio voglio bene come campione, come persona, mi ha dato tanto e sono sempre grato nei suoi confronti. Il vero Aru, nella Vuelta che abbiamo vinto insieme, l’ho visto scattare dieci volte sulla stessa salita. E’ un grande professionista, e onorerà la maglia ?no all’ultimo giorno di contratto. Deve solo pensare a stare tranquillo, chiudere al meglio l’annata e chiudere con un ambiente dove purtroppo non c’è un gruppo vero e proprio“, ha concluso.